Pogacar-Colnago, incontro tra fenomeni

Il campione del Tour in visita al Maestro che gli ha creato la bicicletta

Due puntini quasi invisibili sul mappamondo. Cambiago e Komenda, che uniscono in maniera indelebile Ernesto Colnago a Tadej Pogacar; 88 anni il Maestro, 22 per il bimbo d'oro, trionfatore dell'ultimo Tour de France. Si sono ritrovati ieri per un abbraccio virtuale e in prossimità, con tanto di mascherina d'ordinanza. «Vinsi il Tour con Eddy Merckx, ma ho dovuto aspettare una vita per festeggiare un trionfo giallo con la scritta Colnago», racconta commosso il Maestro di Cambiago.

Taddeo è accompagnato da Urka igart, la fidanzata, anche lei ciclista con la maglia della Alé Lubjana. Con loro Johnny e Alex Carera, i procuratori del talento sloveno. Con Colnago anche Jhon Gutierez AD della Colnago, e Valentino e Davide Campagnolo. «Se mi è cambiata la vita? Direi di no, ho solo più attenzioni su di me. Per il resto stessa casa, stessa fidanzata, stessa passione per la bicicletta».

Si muove lentamente Taddeo negli ampi spazi di casa Colnago. Visita il museo, si ferma davanti alla bici di Eddy Merckx, ma si sofferma anche davanti a quella del suo mentore Beppe Saronni, che ieri era presente con Mauro Gianetti, gran capo della UAE Emirates. «Il signor Ernesto (così lo chiama Taddeo) ha conosciuto tanti campioni e io sono orgoglioso di far parte di questa schiera di eccellenze su due ruote».

Non chiedetegli però di programmi e corse, perché è ancora presto e troppe sono le incognite. «Con la questione Covid non sappiamo neanche quando partirà la stagione e da dove e poi non si conoscono ancora i percorsi dei Grandi Giri. Tempo al tempo».

Un ragazzo pacato e a modo, che si lascia scorrere addosso le cose con apparente semplicità. «Per ora mi è andato sempre tutto molto bene, sono stato fortunato, però so che non potrà sempre andare così, ma so anche che al mio fianco ho persone che mi vogliono bene e che mi aiuteranno sicuramente a superare i momenti più duri. Speriamo solo che non ce ne sia bisogno: così condivideremo solo le gioie».

Poi due pensieri per due nostri campioni: Fabio Aru e Vincenzo Nibali. «Non ho davvero idea di cosa sia successo a Fabio, ma sono sicuro che tornerà ad essere quello di un tempo, perché ha talento e volontà. A Vincenzo faccio invece tanti auguri (ieri ha compiuto 36 anni, ndr): è un grande. Un esempio per tutti noi. È vero, una nuova generazione di corridori sta avanzando spedita, ma la sua generazione, vedrete, ci farà soffrire ancora un po'».

Poi gli chiedono quale sia il segreto della piccola Slovenia, autentica fucina di talenti di livello mondiale in ogni sport. «Credo che tutto nasca da una struttura scolastica molto importante. Da noi la pratica sportiva è strategica, e i risultati si vedono». Da Komenda a Cambiago, due puntini che si sono uniti, per conquistare il mondo.

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