Ha tutto da perdere, perché ha sempre perso. Sembra un ossimoro, una contraddizione in termini, ma per l'imbattibile del ciclismo, Tadej Pogacar, l'uomo che colleziona record la Sanremo è corsa maledetta. Un tabù da infrangere, un incubo da rigettare negli anfratti della mente. Ha tutto da perdere Tadej, eppure non si tira indietro. Le sfide impossibili lo eccitano come poche altre. Cinque partecipazioni, cinque sconfitte: la classica di primavera, la prima Monumento di stagione non ha nessuna intenzione di cedere ai suoi corteggiamenti. Lui, il due volte campione del mondo, la insegue con spasmodica passione da anni, ma senza essere corrisposto. È quello che gli manca, quello che vorrebbe prima o poi far sua, ma sa che questa ragazza di 119 anni che andrà in scena oggi per la 117° volta non è tanto arrendevole. Soprattutto è un po' leggerina, nel senso che si può dare e finire a molti. Nonostante questo, lui non si tira indietro, non demorde e si ributta non curante nella mischia come se non ci fosse un domani, puntando decisamente all'oggi, all'adesso, al subito. "I corridori della Milano-Sanremo sono più grossi di quelli delle altre corse a cui partecipo, sono specialisti delle classiche e velocisti. In un certo senso è una corsa terrificante, soprattutto a Cipressa", così qualche giorno fa in un post rilanciato da Espn.
Una corsa terrificante per Pogi, sublime per Mathieu Van der Poel, che a Sanremo ha già vinto due volte. "Se inseguo il tris a Sanremo? Preferirei il quarto Fiandre", ha detto qualche giorno fa l'olandese volante, figlio e nipote d'arte (Poulidor, ndc), che probabilmente non dice il vero e bluffa. Ha tutto da perdere, Tadej. L'imbattibile, potrebbe fare a meno di esporsi, chiudendo la faccenda restandosene a casa come Evenepoel e Vingegaard, ma non è da lui. Il collezionista di vittorie vuole vincere, anche quello che al momento appare impossibile, ma dovrà fare attenzione a Filippo Ganna e Jasper Philipsen, Wout Van Aert e Tom Pidcock, Matteo Jorgenson e Matteo Trentin, Mads Pedersen e Romain Gregoire.
Sono in molti a pensare che qualcosa si inventerà, magari già sui Capi (Mele, Cervo e Berta), per poi chiudere la pratica sulla Cipressa, che in questi mesi ha scalato dietro moto (pilotato dall'ex pro Niccolò Bonifazio, ndc) più e più volte a ripetizione stabilendo
anche il record personale di scalata. Vorrebbe essere accompagnato soltanto dall'ombra della sua sagoma: l'unico modo per stare in pace con sé stessi. Lui, l'imbattibile, nella città dei fiori è allergico solo ai tulipani.