Dicono quelli del calcio, quasi in coro: la politica (e per essa il ministro Abodi) non si è ancora rassegnata dinanzi al mancato commissariamento della Figc. Lo sostengono con convinzione leggendo dietro le indiscrezioni pubblicate nelle ultime ore secondo le quali emergerebbero "profili di ineleggibilità" per la candidatura di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni oltre che numero uno del comitato organizzatore di Milano-Cortina. A dare ascolto agli esperti del ramo tale profilo sarebbe stato rintracciato nel fatto che non sarebbe passato il tempo necessario tra la conclusione del ruolo di controllore (quale presidente del Coni aveva l'incarico di controllare la federcalcio affiliata) e il passaggio a quello di controllato quale successore di Gabriele Gravina in vista delle elezioni fissate per il 22 giugno. Il secondo sassolino sistemato sul binario dell'attuale consiglio federale (che non è dimissionario, ndc) guidato da Gravina riguarderebbe la facoltà del governo del calcio rimasto al suo posto in deroga, di commissariare l'associazione arbitri dopo che ieri sera il comitato nazionale ha preso atto della squalifica di 13 mesi inflitta al presidente Antonio Zappi decretandone la decadenza.
Secondo i giuristi della federcalcio invece ci sarebbero "atti indifferibili" da svolgere (esempio: le regole per l'ammissione ai campionati) che giustificherebbe tale provvedimento.
Come si sa toccherà al consiglio federale indicare il commissario per accompagnare il settore arbitri dilaniato da lotte intestine ai prossimi appuntamenti impegnativi (la nomina dei quadri tecnici, i prossimi designatori di A, B e Lega Pro e le elezioni da indire entro i classici 90 giorni). Su quest'ultima figura ci sono due visioni: la prima prevede il ricorso a una figura arbitrale di provato prestigio (Rizzoli), la seconda suggerirebbe invece una sorta di notaio estraneo al mondo arbitrale.