Protocollo cambiato (a Potenza) e il dirigente asso nella manica

Il precedente sabato in Basilicata. Indagine sul mancato "isolamento fiduciario". Si attende la procura federale

Il peccato originale di questo pasticciaccio brutto di Juve-Napoli è stato identificato in una notizia di sabato mattina, passata quasi inosservata dai media. A Potenza, dopo la scoperta di due positivi, l'Asl di quella regione, la Basilicata, è intervenuta per bloccare il viaggio della squadra diretta a Palermo. A quel punto il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, è intervenuto a stretto giro di comunicato rinviando la partita. «Facile per loro, possono recuperarla in qualsiasi settimana» il commento registrato nei corridoi della federcalcio. Da quel momento l'Asl regionale è diventato l'attore più importante, sostituendo il protocollo contro firmato dal famoso comitato tecnico scientifico e sottoscritto dal governo, pubblicato non un secolo prima ma il 13 giugno, all'immediata vigilia della ripresa del calcio italiano dopo il lock down. In precedenza, come riportato dal Corriere dello Sport e mai smentito, Aurelio De Laurentiis aveva già chiamato Andrea Agnelli presidente della Juve, al telefono per ottenere il via libera alla richiesta, comune, di rinviare Juve-Napoli. Ottenuto il fermo diniego, è entrata in scena l'Asl 1 e 2 di Napoli, una sorta di strategia condivisa, coordinata, come si è capito dalla lettera del presidente napoletano successiva alla nota didascalica della Lega di serie A, dal vice-capo del gabinetto del presidente della regione Vincenzo De Luca. È stato questo dirigente il vero asso nella manica del Napoli.

La federcalcio, rappresentata da Gabriele Gravina, non è mai intervenuta nella materia e nel conflitto aperto tra Asl regionali e protocolli di Governo e Cts. La spiegazione è elementare: toccherà alla giustizia sportiva pronunciarsi sul ricorso che il Napoli sicuramente presenterà rispetto allo scontato verdetto del giudice sportivo, cioè lo 0 a 3 a tavolino dopo la mancata presentazione della squadra allo stadio di Torino. Il presidente Gravina però ha tenuto contatti telefonici continui con Dal Pino, presidente della Lega, e naturalmente ha ricevuto chiamate da parte di De Laurentiis. Altro motivo per il quale Gravina è rimasto in fragoroso silenzio, l'intervento è atteso per domani da parte della procura federale. Dovrà aprire un fascicolo e investigare sul mancato isolamento fiduciario deciso dal Napoli dopo aver scoperto la positività di Zielinski. Quando De Laurentiis ha capito che la prima nota dell'Asl di Napoli non prevedeva il divieto di partire, ha chiesto un chiarimento, ottenendolo dopo che la Lega ha ribadito la necessità per il Napoli di presentarsi a Torino per evitare il ko a tavolino citando gli episodi del Genoa (andato a Napoli) e del Milan (partito per Crotone).

Il calcio non ha mai cambiato posizione e regole da giugno a ieri. Ha cambiato incredibilmente posizione invece il Governo. La presenza di alcuni esponenti napoletani (il presidente della Camera Fico, lo stesso ministro dello sport Spadafora, il ministro degli esteri Di Maio), dichiaratamente tifosi del Napoli, deve aver moltiplicato l'imbarazzo. Il ministro della Salute Speranza prima ha provato a tirare la palla in fallo laterale («si parla troppo di calcio e poco di scuola»: che c'entra?), poi tentato di dare una spallata alla Lega di serie A («è già deciso, mi pare, il rinvio») prima di assegnare alle Asl il primato della decisione. «Sono riusciti a smentire se stessi» il commento sfuggito a Dal Pino impegnato in cento colloqui telefonici durante i quali ha saputo che il club napoletano si sarebbe rivolto alla giustizia ordinaria. Una cosa è certa, alla fine: se le Asl regionali devono decidere quale partita si può giocare e quale no, allora è meglio chiudere qui e darsi all'ippica.

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