La provocazione

Mercoledì la Commissione d’appello Uefa, secondo grado di giudizio sportivo, ha respinto il ricorso del Bayern Monaco finalista Champions, confermando la squalifica di Frank Ribery. I tedeschi non l’hanno presa benissimo e hanno attaccato il massimo organo calcistico europeo accusandolo di sudditanza psicologica nei confronti della nostra federazione, con troppi paisà nei posti strategici e di comando. «L’arbitro che ha espulso Ribery è Rosetti - ha dichiarato Uli Hoeness presidente del Bayern Monaco -. Troppi italiani nei posti strategici e nemmeno un tedesco».
Hoeness si confonde.
All’interno dell’Uefa operano circa duecento persone designate proporzionalmente alla forza delle rispettive federazioni fra tutti i Paesi membri. È molto probabile che l’Italia ne abbia più del Lussemburgo ma certamente non della Germania. Nelle 11 commissioni Uefa che operano a vari livelli, sono presenti 12 italiani e 16 tedeschi, compresi i tre membri onorari che non hanno certo incarichi di mera rappresentanza. Forse Hoeness calcola in quota Figc anche l’avvocato Gianni Infantino, padre italiano, lui nato nei cantoni, segretario generale Uefa da ottobre 2009. Oppure Hoeness pensa a Michele Centenaro, ormai ex delegato Uefa, oggi segretario generale dell’Eca, European club association, nata su volontà Uefa dopo l’abbattimento del G14, di cui è curiosamente presidente Karl Heinz Rummenigge.
Italiani comunque ce ne sono. Giancarlo Abete è nel Comitato esecutivo come Theo Zwanziger, cognome che tradisce i suoi natali. Poi ci sono: Umberto Gandini e Leonardo Grosso nel Consiglio strategico del calcio professionistico, Pierluigi Collina nella Commissione arbitrale, designatore da un mese circa, Carlo Tavecchio nel calcio giovanile e dilettantistico, Sergio Di Cesare nella Commissione tecnica, Marco Brunelli per le licenze ai club, Andrea Ferretti nella Commissione medica, Mario Gallavotti nella Commissione giuridica, Antonello Valentini per i media, Demetrio Albertini nella Commissione calcio. C’è poi Andrea Traverso, responsabile delle licenze Uefa, stabilisce cioè la conformità ai criteri di ammissione di un club che ha guadagnato l’accesso a una competizione europea. Figura di ben altro spessore è Giorgio Marchetti, ex direttore marketing e oggi direttore delle competizioni, carica che nell’organigramma è preceduta solo da Michel Platini e Infantino, ma ampiamente bilanciata dalle presenze di Matthias Sammer, vice presidente commissione fair play, e Franz Beckenbauer, presidente della Commissione calcio e membro europeo del Comitato esecutivo Fifa, massimo organo calcistico mondiale. Un membro Uefa ha così commentato l’accusa di Hoeness: «Non mi sembra che in questi ultimi anni ci sia stato un assembramento di club italiani nelle fasi finali delle nostre competizioni». Nel frattempo alla sede dell’Inter è arrivata la squalifica di due giornate a Thiago Motta. L’Inter ha tre giorni di tempo per presentare ricorso. Il Bayern, dopo la sentenza della Disciplinare e la conferma in Appello, si è rivolto al Tas contro le tre giornate inflitte a Ribery. Quello di Hoeness sembra più un secondo tentativo malriuscito, dopo le accuse di Van Gaal a Mourinho, di destabilizzare l’Inter. Campo minato, qui Josè è l’indiscusso capo supremo senza giocare finali.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti