Il motivo tecnico dominante di questo Gp d'Ungheria è stato focalizzato sulla prestazionalità delle Rbr, come forza trasgressiva in notevole approssimazione, per la prima volta (0,39% dalla pole), alle British-Mercedes e nella sopraffazione delle Ferrari (1,12% in prova), con la complicità di alcune contrarietà in qualificazione. Ma l'andamento del Gran premio ha dimostrato inequivocabilmente che i valori sono stati usurpati in quella sede, sicuramente per largheggiamento di portata-benzina, che comporta più cavalli di aumento di potenza per ogni kg/h oltre il limite regolamentare di 100 kg/h sopra i 10.500 giri, oggi che siamo a più di 15 kg/h di surplus, pari a 150 cavalli d'incremento. Dinanzi alle note difficoltà di sorpasso in corsa, fra le tortuosità dell'Hungaroring, anche una sola posizione guadagnata, come quella di Vettel su una delle due Rbr, equivale a un successo e alla conferma di valori fuori dalla norma. Il primo stridore è stato un motore V6 Renault-clienti in vetta, che ha relegato al 17° posto la macchina ufficiale.
La seconda valutazione è stata la velocità massima di 318,4 km/h di Verstappen contro i 300,3 km/h di Palmer. La terza prova è stata l'incremento da 310,8 a 318,4 km/h dal 2015 al 2016. E può bastare per un'accusa di golpe tecnico ai danni della Ferrari.il Punto
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