Il tono della voce è di un leone in gabbia, che di pazienza ne ha ormai poca, anche se chi l'ha operato per la terza volta all'anca gli assicura che tutto sta procedendo per il meglio, ma occorre non avere fretta. Eddy Merckx, 80 anni compiuti il 17 giugno scorso, se lo ripete, cercando di farsene una ragione, ma per uno che nella sua vita ho corso sempre veloce non è facile rallentare la pedalata. "Sto molto meglio, ma non devo avere fretta ci spiega il fuoriclasse belga, il più vincente tra i ciclisti di tutti i tempi - Tre operazioni di anca non sono uno scherzo, soprattutto se si considera il fatto che dopo la seconda ho avuto anche un'infezione post-operatoria: un batterio cutaneo che ha richiesto una forte terapia antibiotica. Ora va molto meglio e in primavera spero proprio di tornare a pedalare. Per ora solo fisioterapia e tanta pazienza".
Parla con un filo di voce, quasi a non disturbare, ma come sempre si lascia andare ai ricordi, anche se non manca di sottolinearci che lo sorprende sempre il fatto che ci sia ancora qualcuno che voglia sapere qualcosa di lui.
"Ormai mi avete fatto migliaia di domande: cosa pensate che vi possa ancora raccontare?".
Accettiamo la sfida: partiamo da una fotografia, quella che la ritrae con la prima copia de Il Giornale Nuovo datata 25 giugno 1975: se la ricorda?
"Bella domanda: questa non me l'aveva mai fatta nessuno, mi mancava. Ho un vago ricordo, non rammento dove mi trovassi, ma sicuramente avevo già vinto il mio quinto Giro d'Italia (9 giugno, ndr). Una cosa è certa: quella copia me la portò un caro amico, Vittorio Adorni, con il quale avevo anche corso ai tempi della Faema (1968, ndr): fu lui a portarmi la prima copia e io mi feci immortalare con il primo numero tra le mani".
Con Adorni una grande amicizia
"Grande stima per un corridore che è stato soprattutto un gran signore. Per me fu importantissimo, fu uno di quelli che sapeva insegnare e dal quale era necessario imparare: io ho imparato tanto da lui".
Più di cinquecento successi tra strada, pista e circuiti esibizione, cinque Tour, cinque Giri, una Vuelta, diciannove classiche Monumento, tutte vinte almeno due volte e sette Milano-Sanremo. Oltre a tre Mondiali (più uno anche da dilettante, ndr) e un record dell'ora. Quando si rese conto di essere diventato Merckx?
"Ciclisticamente parlando nel 1966, quando vinsi la mia prima Sanremo: quel giorno compresi che avrei potuto vivere facendo il ciclista. Avevo sempre sognato di correre in bicicletta. Quando mi chiedevano che cosa avrei voluto fare da grande io rispondevo il ciclista".
E dire che all'inizio molti avevano qualche dubbio
"Vero anche questo. Per molti ero un corridore da circuiti, un semplice velocista. Per Guillame Michiels, il mio storico massaggiatore, avevo il sedere troppo grosso per il ciclismo. L'ho fatto ricredere, a suon di vittorie".
E a lei piaceva molto vincere.
"Come a tutti".
Albert Bouvet nella sua carriera vinse solo una Parigi-Tours, l'unica che a lei manca. È vero che quando la incontrava le diceva: "Io e te insieme abbiamo vinto tutto".
"Verissimo".
Sa che Tadej Pogacar non ha mai vinto la Sanremo?
"Certo che lo so, ma sono anche certo che prima o poi la vincerà".
A lei piace?
"Moltissimo. È un campione. Fisico da atleta fuori dal comune e testa da fuoriclasse assoluto. Un binomio dirompente. Non so se sia più forte di testa o di gambe".
Il 2026 sarà ancora il suo anno?
"Se non ci saranno inconvenienti, nessuno è alla sua altezza".
Il suo connazionale, Remco Evenepoel, sarà in grado di ridurre il gap?
"Non credo, Remco è un marziano nelle prove contro il tempo, Tadej è molto più completo: va forte tutta la stagione e su tutti i terreni. Non c'è partita".
Lei ha un ottimo rapporto con l'Italia
"Da voi sono diventato Merckx. Ho ancora tanti amici, anche se qualcuno l'ho perso, come Gimondi, Adorni e Ugo De Rosa. Ma tra le persone care ho Italo Zilioli, Federico Zecchetto (imprenditore, ndr) ed Ernesto Colnago".
Cosa le brucia ancora: la squalifica di Savona o la sconfitta al mondiale di Barcellona?
"Savona è una bruttissima storia, che non ho mai accettato: mi hanno fregato. A Barcellona sono stato tradito da un mio compagno di nazionale (Freddy Maertens, ndr) che fece di tutto per farmi perdere e in quel modo favorì il successo di Felice (Gimondi, ndr). Due episodi che non amo ricordare, ma il tradimento di Maertens mi brucia molto di più".
L'avversario numero uno?
"Felice Gimondi: tenace e continuo come nessuno".
Lance Armstrong?
"Eravamo amici mi ha deluso tantissimo".
Marco Pantani?
"Il più grande scalatore di sempre".
Se non fosse stato ciclista?
"Avrei voluto essere un calciatore, dell'Anderlecht".
Pogacar è il nuovo Merckx?
"Per come vince sì".