Ultima giostra, stesso destino: il ghiaccio chiama, le regine rispondono. Alle 20.15 Arianna Fontana torna nei 1.500 per inseguire la quindicesima medaglia olimpica. Sarebbe aggancio al terzo posto all time con Marit Bjoergen e Nikolaj Andrianov. Davanti solo i monumenti Michael Phelps e Larisa Latynina. Numeri che pesano. Lei no.
L'argento nella staffetta femminile è già storia: quattordici podi a cinque cerchi, primato assoluto azzurro. "Non ho parole", sussurra pensando a vent'anni di lavoro, cadute, scelte. Nella mista aveva vinto l'oro insieme con compagne e compagni, tra cui quel Pietro Sighel che l'ha punzecchiata sulla sua assenza in squadra. Nei 500 la valtellinese aveva conquistato l'argento. Nei 1.000 era uscita furiosa, poi le lacrime e il messaggio ai suoi: fragilità e forza nello stesso respiro. In pista resta la fame. "Abbiamo aspettato, costruito. A due giri dalla fine eravamo davanti". Poi l'ombra coreana, il sorpasso improvviso. Argento che brucia e vale. Stasera si riparte: ogni curva può essere l'ultima.
Due ori già al collo e lo sguardo di chi non è sazia: Francesca Lollobrigida oggi sfida i 1.500, domani la mass start. Non la sua comfort zone, ma Milano l'ha già incoronata nei 3.000 e 5.000. Romana, 36 anni, madre di Tommaso. Il padre-allenatore Maurizio come bussola: "Sorridi, così il peso non lo senti". Più che battere le altre, vuole battere i propri record. Nei 3.000 ha aspettato il verdetto guardando i pattini rossi; nei 5.000 gli ultimi due giri non finivano mai. Poi il verde, l'oro, la consacrazione. E bicampionessa olimpica come Federica Brignone.
Fontana corre nel caos, Lollobrigida contro il tempo.
Due strade, un'unica meta: lasciare un segno che non si sciolga. Quando il ghiaccio tacerà, resterà l'eco delle lame. E forse un numero quindici o un semaforo verde a dire che le ultime Olimpiadi non sono una fine, ma un modo diverso di restare.