La profezia di Ferri: "Vi dico dove arriva davvero l'Italia"

Riccardo Ferri, dal record di vittorie eguagliando Pozzo al ricordo delle Notti magiche fino al no alla Juventus: "L'Inter una scelta di cuore"

La profezia di Ferri: "Vi dico dove arriva davvero l'Italia"

Carissimo Riccardo Ferri, sei pronto a parlare di calcio e degli europei?

"Certo, cominciamo".

L'Italia non perde da 30 partite come con Pozzo tra il 1935 e il 1939. Ti ha convinto questa squadra e secondo te dove può arrivare.

"Questo traguardo è figlio di un percorso dove sono state fatte delle scelte che inizialmente, per certi versi, sembravano azzardate. Mancini è stato molto bravo a selezionare i ragazzi e grazie al suo intuito è riuscito a costruire un gruppo forte e di prospettiva. Questa Italia vince e convince. Oggi ha preso consapevolezza dei propri mezzi e mette in pratica i consigli del tecnico: gioco offensivo e mai arretrare nella propria metà campo".

In molti hanno paragonato questa nazionale a quella delle Notti magiche, che tu conosci molto bene.

"Quando i ragazzi hanno intonato le note della canzone di Bennato, "Un'estate italiana", ho rivissuto le emozioni di allora ed è stato un momento bellissimo per me. L'Italia di "Notti magiche" purtroppo non ha vinto il mondiale, ma nonostante ciò ha lasciato nel cuore e negli occhi degli italiani qualcosa di straordinario. Lo stesso potrà farlo la squadra di Mancini che ha diverse similitudini con l'Italia di Azeglio Vicini come l'attaccamento alla maglia, la voglia di vincere e di emozionare il pubblico italiano".

La prossima avversaria dell'Italia sarà l'Austria. Vedremo una squadra diversa per atteggiamento in campo?

"Non credo. Mancini ci ha mostrato che pur cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia. L'ampio turnover visto contro il Galles non ha minimamente intaccato quella che è la mentalità "manciniana" e perciò non credo che il mister cambi tattica contro l'Austria".

C'è un giocatore di questa competizione che avresti particolarmente temuto da difensore?

"Sicuramente quelli che riescono a ragionare in tempi brevissimi e molto veloci non solo con il cervello ma anche con le gambe. Giocatori con queste caratteristiche non ce ne sono tanti in giro e se devo fare qualche nome ti dico Mbappé, Cristiano Ronaldo, Lewandowski, Sterling e Kulusevski. Tra gli italiani uno capace di grandi giocate è Federico Chiesa".

Italia '90 fu una vetrina importante per diversi giocatori come Baggio e Schillaci. La storia può ripetersi?

"Questo Europeo è ricco di talenti e tra i tanti forse Locatelli, Spinazzola, Barella e anche lo stesso Donnarumma - chiamato poche volte in causa -, possono essere quelli che più degli altri hanno attirato i riflettori".

Hai fatto il nome di Locatelli che ha messo a segno una doppietta contro la Svizzera. Cosa si prova a segnare in maglia azzurra e cosa ricordi di quel gol da 35 metri.

"Per un attaccante fare gol, essendo un evento che si ripete - a volte anche di partita in partita - è un'emozione diversa da quella che prova un difensore o un centrocampista. Segnare poi con la maglia della nazionale è un qualcosa di inspiegabile e che solo chi l'ha vissuto può capire. Quel gol dai 35 metri mi riporta alla mente diversi ricordi. In quel momento mi ritrovai lì quasi per puro caso. Abbandonai la mia postazione e oltrepassai il centrocampo accordandomi con Baresi sulla marcatura dell'attaccante. Mi ritrovai la palla tra i piedi e poi, grazie al coraggio, alla coordinazione, potenza e a un pizzico di fortuna misi la palla nel sette".

Lasciamo la nazionale e passiamo a parlare della tua carriera che è stata praticamente legata all'Inter. Inoltre rifiutasti un'offerta importante da parte della Juventus. Perché tanto amore per i colori nerazzurri.

"Oggi può sembrare una frase fatta, ma non lo è affatto. L'Inter era casa mia, il sogno di un bambino diventato realtà e per questo motivo io sudavo e davo tutto me stesso per indossare quella maglia. L'offerta della Juventus era particolarmente allettante ma io feci una scelta di cuore: quello che mi ha dato l'Inter non poteva darmelo nessun'altro. In quel periodo nessuno tra Franco Baresi, Paolo Maldini o Cabrini avrebbe mai cambiato maglia per indossare quella della rivale storica: era un tradimento. Io quando ho dovuto lasciare l'Inter per poi chiudere la carriera alla Sampdoria ho pianto tanto. Avevo capito che era finito il sogno".

Quando un giocatore, un professionista come lo sei stato tu, si rende conto che è giunto il momento di smettere.

"Io ho lasciato il calcio quando mi sono reso conto di non essere più all'altezza. Nella mia carriera diversi infortuni mi hanno messo in difficoltà e se non fosse stato per questi avrei potuto giocare qualche altro anno in più. A fine carriera avrei potuto accettare un'offerta importante dal Borussia Dortmund ma decisi di appendere gli scarpini al chiodo per rispetto della mia persona".

Oggi esiste un altro Riccardo Ferri, magari tra le fila nerazzurre?

"Domanda difficile questa, ma se devo proprio rispondere ti dico che mi rivedo un po' in De Vrij e un po' in Cristian Romero".

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