S. Siro, il futuro deciso dagli stranieri

Paradosso: Suning ed Elliott hanno in mano un «monumento» italiano

Milano Una novella invasione barbarica, con tanto di conquista cino-americana pronta a mettere la parola fine ad uno dei monumenti storici dello sport italiano e non solo. Ma se secoli fa ci si lamentava della rapina a mano armata di opere d'arte italiane da parte di Napoleone Bonaparte, oggi ci troviamo di fronte a due società che decidono di mettere una pietra tombale sopra un pezzo di storia del mondo sportivo Italiano. Fa quasi ridere, ma a decidere le sorti dello stadio San Siro di Milano sono le due società cittadine gestite da un gruppo cinese e da un fondo americano. Se non ha l'aria di essere una barzelletta poco ci manca, ma il potente fondo Elliot e il colosso Suning guardano più all'aspetto economico che a quello dei facili sentimentalismi. Il dado, di fatto, è tratto.

Di certo si tratta di una decisione che ha creato una netta spaccatura tra chi vuole che San Siro venga demolito e chi, invece, preferirebbe che la storia di Milan e Inter proseguisse ancora alla Scala del calcio. Con la città di Milano che, ovviamente, non ha nessuna intenzione di tirare i remi in barca: «Bisogna trovare una formula affinché il nuovo stadio sia di proprietà del Comune, con una concessione a lunghissimo termine» ha sentenziato il sindaco Beppe Sala. Ma c'è anche chi ha scritto pagine indimenticabili a San Siro ed accetta l'idea di vederlo demolito: «Ha fatto il suo tempo. E lo dico io che lì ci ho lasciato il cuore - le parole di Sandro Mazzola al Corriere della Sera - è la soluzione più logica. Non è solo il nuovo che avanza: è una necessità».

Intanto, però, è nato il comitato No demolizione San Siro: «Siamo in grado di fermare tutto legalmente. Milano può avere due stadi» precisa Pietro Tatarella, consigliere comunale di Forza Italia e portavoce del comitato ai microfoni di calciomercato.com. Ma la guerra per la salvaguardia di San Siro non finisce qui, perché all'orizzonte si ipotizza addirittura un possibile referendum consultivo comunale (servono 15 mila firme) per decidere sull'abbattimento o meno dello storico impianto. E anche in Comune in molti sono contrari a questa scelta.

Di certo Milan e Inter hanno deciso, l'addio a San Siro è solo questione di tempo. Rimane la lacrima per vedere Suning ed Elliott, potenze cinesi e americane, mettere la parola fine ad una vera e propria istituzione nazionale italiana.

Commenti

Albius50

Gio, 28/03/2019 - 10:23

Una cosa è certa MILAN e INTER non sono + SOCIETA' ITALIANE, quindi la loro proposta se NON ACCETTATA potrebbe portare lo STADIO o gli STADI fuori dai confini della CITTA' ormai i tifosi sono sparsi x tutta la nazione e qualcuno anche fuori dai confini. Mettendo un limite di 60000 persone puntano sulle TV, che sul tifoso.