Sì al taglio degli stipendi. Accordo raggiunto ma i calciatori si ribellano

Intesa in 90 minuti con la Juventus astenuta. È scontro con l'Aic: "Proposta vergognosa"

Sì al taglio degli stipendi. Accordo raggiunto ma i calciatori si ribellano

L'accordo è fatto. Raggiunto anche velocemente, 90 minuti in tutto ieri è durata l'assemblea della Lega di serie A alla quale - per evitare le fughe di notizie relative a battibecchi tra presidenti - hanno partecipato in numero ridotto, due per club, Andrea Agnelli, per non sbagliare, si è presentato con l'avvocato come faceva Galliani ai tempi con l'avvocato Cantamessa. Accordo fatto, allora, sottoscritto all'unanimità tranne la Juve, astenuta, perché si è mossa in anticipo e ha raggiunto, sempre in anticipo, l'intesa di massima col capitano Chiellini in nome e per conto di tutta la rosa. Vale solo come linea guida, naturalmente perché poi toccherà ai singoli club negoziare il taglio degli stipendi con i singoli calciatori e i loro agenti anche perché, come ha spiegato Davide Torchia, il procuratore di Rugani, «i contratti non sono tutti uguali».

Il documento della Lega di serie A prevede due ipotesi di taglio: a) nel caso non si torni più a giocare un terzo della retribuzione lorda annua; b) nel caso si torni a giocare un sesto. Enunciata così, della tabella si capisce poco. Per tradurre in modo concreto, meglio conteggiare le mensilità: nel primo caso il taglio chiesto dai club è di quattro mensilità (lo stesso concordato tra Juve e Chiellini), nel secondo invece il taglio sarà di due mensilità. Il calcolo più esplicito tiene conto delle fasce di reddito: 30% se si chiude qui la stagione, tra il 14 e 15% se si conclude, come tutti auspicano e come lo stesso Ceferin, presidente Uefa, ha ribadito ieri (con una stilettata a Cellino, presidente del Brescia ed esponente del partito "chiudiamola qui": «il Brescia non gioca le coppe»).

L'Aic ha bocciato la proposta: «È vergognosa e irricevibile. È chiara l'indicazione che si vuol far pagare solo ai calciatori gli eventuali danni della crisi, la vera intenzione dei club è non pagare. L'unica parte rilevante del comunicato della Lega è l'inciso con cui si dice che le squadre dovranno negoziare le modifiche contrattuali con i singoli giocatori». Il sindacato non potrà sedersi al tavolo per negoziare, ma dovrà demandare l'incombenza agli agenti. Sul piano semplicemente teorico, l'avvocato Calcagno, vice di Tommasi, ha fatto sapere che sono disposti a prevedere il taglio di «una mensilità a condizione che il 10% sia poi destinato al fondo solidarietà per i calciatori delle serie inferiori». Non solo. Il 95% degli stranieri, come ricorda qualche influente dirigente, non si riconosce nell'associazione presieduta da Tommasi. Infine questa sarà l'occasione per far luce sulle società (e ce ne sono) che non hanno ancora pagato gli stipendi di gennaio e febbraio oltre che quello di marzo. È evidente che troveranno facilmente l'accordo quei calciatori che possono contare su un interlocutore affidabile e stabile nella proprietà, tipo appunto la Juventus. Chiellini sa che Agnelli e la sua famiglia, da 100 anni alla guida del club, resteranno anche nei prossimi anni al pari degli azionisti più solidi, Zhang per l'Inter, Elliott per il Milan, gli americani della Roma, ADL per il Napoli etc. Taglio a parte, si è discusso anche dell'eventuale ripresa. Alcune società, a cominciare dall'Inter, hanno già suonato l'adunata per quei calciatori stranieri tornati a casa. Dalla prossima settimana, alla scadenza del decreto, sarà possibile ricavare una data attendibile per la ripresa degli allenamenti.

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