Salah, l'integralista del calcio che non saluta gli israeliani

Musulmano praticante, ai tempi del Basilea non strinse la mano ai calciatori del Maccabi

Salah, l'integralista del calcio che non saluta gli israeliani

Roma Forse negli Stati Uniti il suo cognome aveva destato qualche preoccupazione, se è vero che quest'estate un ritardo nella consegna del visto gli aveva fatto perdere l'inizio della tournée americana. In Italia invece Mohamed Salah Ghaly, 24enne attaccante della Roma, il terrore lo semina solo sui campi di calcio. È già arrivato a 8 gol (più uno in Europa League) e insieme a Dzeko e Perotti forma il tridente che fa sognare lo scudetto ai tifosi giallorossi. Tifosi non solo romani, peraltro. Salah è il giocatore più famoso d'Egitto, quindi tutti i suoi connazionali che vivono nella capitale - più di diecimila secondo le ultime stime - si sono schierati con lui e col Faraone El Shaarawy nel derby cittadino, e le partite di calcio sono diventate preziose oasi di distensione soprattutto quando il caso Regeni ha creato grosse tensioni tra i due paesi.

In primavera alcuni media egiziani scrissero che il giocatore era pronto a lasciare la Roma in caso di offese alla madrepatria. Un'esagerazione, ovviamente, ma in effetti il problema ci fu. Il 25 aprile la Lega Calcio voleva far entrare in campo tutte le squadre dietro uno striscione con scritto «Verità per Giulio Regeni». Vigilia di grande imbarazzo, poi la Roma si mosse per non mettere in imbarazzo il suo campione e così, alla fine, a sventolare la scritta al centro dell'Olimpico furono i raccattapalle ben prima dell'inizio del match col Napoli.

Salah non si è mai espresso su questi temi perché è un ragazzo molto riservato, che parla poco e se ne sta a Casal Palocco con la moglie e la figlia Makka, lontano anni luce dalla mondanità capitolina. Di sicuro però è un ragazzo con dei principi molto forti: è musulmano osservante (frequenta la moschea di Acilia e ringrazia Allah dopo ogni gol), quando era alla Fiorentina scelse il numero 74 per ricordare i morti di Port Said (a febbraio 2012 i tifosi dell'Al-Masry aggredirono quelli dell'Al-Ahly, fu un massacro causato dalla rivalità politica) e quando era al Basilea rifiutò di stringere la mano ai giocatori del Maccabi Tel Aviv in occasione dei preliminari di Champions.

Uno con un carattere del genere non è facile da prendere. Uno che quand'era al Chelsea non legò con Mourinho, e adesso fa sorridere che mentre lo Special One arranca al Manchester Utd due scarti del suo periodo «blues» (l'altro è Cuadrado) stiano trascinando Juve e Roma. Uno che se n'è andato da Firenze sbattendo la porta, liberandosi grazie a una scrittura privata, e che quando ci è tornato ha spento i fischi viola segnando dopo 6 minuti.

A domare il talento del «Messi delle Piramidi» ci è riuscito Spalletti, mettendo i suoi scatti brucianti (quando si lancia viaggia oltre i 30 km/h) al servizio della squadra. Finora Salah è il giocatore di movimento più presente nelle sue formazioni (1053 minuti): immaginiamo la preoccupazione del povero Luciano quando pensa che a gennaio la Coppa d'Africa potrebbe levarglielo anche per cinque partite...

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