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Saldi a Milano, Cantù svuota l'Emporio Armani

Con la vecchia befana non se ne va la maledizione dei finali dell'Emporio Armani che al momento di fare i conti con la sua fragile natura di squadra perde (76-84) anche il faccia a faccia con gli adorabili nemici di Cantù seguiti solo via radio dal loro vero popolo. Pietro Aradori graffia Langford quando sono i caimani a voler decidere, il truzzo bresciano cresciuto con Gallinari a Casalpusterlengo, mai capito a Milano e forse anche a Siena, infila 25 punti prendendo anche 8 rimbalzi e difendendo bene, cuce la partitona di Brooks, 14 punti e 9 rimbalzi ricama dopo Markoishvili e Cusin che garantisce il dominio sotto canestro del latitante Bourousis, vera voragine, con la difesa, della presunta Olimpia appena tonificata dal puffo Green. Per Milano la settimana del terrore con l'obbligo di vincere a Brindisi domenica per non farsi buttare fuori dalle finali di coppa Italia da Reggio Emilia o dalla magica Caserta del canturino Sacripanti allenatore dell'anno.
Milano e Cantù camminano sui vetri lasciati in terra da Siena dopo aver sfondato la finestra europea del suo guru Pianigiani ad Istanbul. Le due grandi nemiche pensavano di essersi liberate dal cerchio verde che incatena tutti da 6 anni, ma non è così. L'Armani rincorre il fantasma portando a Milano Aladino Green, un genio della lampada che in passato si mangiò fegato e anima della sua squadra di oggi dove ci starebbe bene Barabba Bariviera, premiato per l'ingresso nella casa della gloria, un passo regale che ha fatto diviso a metà: un po' Simmenthal e un po' Cantuki.
La curva dei tifosi brianzoli è desolatamente spoglia, poca gente oltre il decreto prefettizio, non c'è la cornice della sfida storica persa con Varese, 6000 contro 9000, ma per l'Emporio è lo stesso. Parte ad handicap andando anche sotto di 9 nel primo quarto. Ci pensano Langford e Melli a ricucire anche se al primo riposo Cantù guida la corsa: 19-22. Green entrato nell'ultimo minuto del primo quarto è un pilota più facile da seguire per Milano dell'evanescente Bremer e con lui si vede per 5' la miglior Armani (33-24), ma appena esce Cantù piazza in 1' il 7-0 dell'inimicizia interrotta e al riposo lungo è ancora la squadra di Trinchieri a tenere la testa avanti (39-41). Melli e Brooks i semimattatori. Il risveglio di Hairston e Bourousis ridà colore a Milano, ma Aradori e Cusin la tengono sempre in angoscia, poi è Aladino Green a far suonare meglio la banda Scariolo, anche perché il nuovo Anderson non sa come prenderlo, ma ci pensa il tesissimo Markoishvili ad illuminare la fine del terzo quarto: 57-61.


Milano tenta il colpo della strega nell'ultimo quarto, ma Langford trova in Aradori uno squalo del suo tipo, Milano perde l'ennesima volata e la gente se ne va triste come tante altre volte per un 76-84 che brucia, fa malissimo.

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