Schwazer, dna anomalo nelle provette: "Manipolate"

Dopo la relazione del perito della Procura si fa concreta l'ipotesi di un complotto contro Alex

E adesso l'ipotesi che Alex Schwazer sia stato vittima di un complotto da parte dei vertici internazionali dell'atletica si fa davvero concreta. Perché nel processo per frode sportiva in corso a Bolzano a carico del marciatore altoatesino si iniziano a tirare le somme. E il comandante dei Ris dei carabinieri, Giampiero Lago, porta in aula le risposte alle domande poste dal giudice Walter Pelino, deciso a non accontentarsi della verità ufficiale che dipingeva Schwazer come un irriducibile del doping, ricaduto nel vizietto dopo avere scontato la prima squalifica.

Un anno fa, Lago venne incaricato di esaminare le analisi in base alle quali l'atleta azzurro era stato nuovamente accusato: e rivela che la concentrazione di Dna presente nelle urine analizzate «si discosta dalla fisiologia umana». Nessuno dei 37 atleti nazionali usati da Lago in questi mesi come test di confronto aveva nella pipì una quantità di tracce genetiche neanche lontanamente vicina a quella di Schwazer.

Una «anomalia», come la definisce Lago, che per i difensori dell'olimpionico di Pechino ha una sola spiegazione possibile: le provette sono state manipolate dopo il prelievo a sorpresa del Capodanno 2016 per incastrare Schwazer, che poco prima aveva puntato il dito contro il coinvolgimento nel doping dei medici della Iaaf, la potente federazione internazionale. E che una manomissione potesse accadere lo dimostrano le numerose falle nella catena di custodia delle provette sottolineata in aula dal colonnello Lago.

Ora, chiuso l'incidente probatorio, sarà il giudice Pelino a dover decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura contro Schwazer. «Mi aspetto l'archiviazione della mia posizione», dice ieri in aula il marciatore. «La manipolazione c'è stata, ora bisogna scoprire chi è stato il mandante», aggiunge.

Una indagine preliminare sul presunto complotto è in realtà già stata aperta da tempo in base alle denunce di Schwazer e del suo allenatore, Sandro Donati: che ieri è in aula accanto al suo atleta, e dopo la deposizione di Lago rilancia il tema. «Abbiamo capito - chiede Donati - che il controllo antidoping pone l'atleta in una condizione di assoluta fragilità perché le provette se le portano vie loro e in mano all'atleta non rimane niente? Lo abbiamo capito, o scambiamo questa gente come Dio sceso in terra e li adoriamo come se fossero portatori dell'etica?». Sul fronte opposto, brusca la reazione della Wada, l'agenzia internaziole antidoping (in ottimi rapporti con la Iaaf): gli esperimenti del colonnello Lago sarebbero «basati su ipotesi troppo semplici o troppo futili o troppo inconferenti con il tema che si vorrebbe esplorare».

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Commenti

dagoleo

Mar, 15/09/2020 - 15:52

anche Pantani fu distrutto in questo modo. l'abbiamo capito tutti.