Schwazer si ritira, l’Italia resta senza medaglie

nostro inviato a Berlino

La leggenda del santo camminatore è affogata in un mal di stomaco. Che poi sarà quello di tutta l’atletica italiana, magra, depressa e in astinenza da medaglie. Peccato, Alex Schwazer era l’ultima colonna sulla quale si reggeva la fragilità di un movimento che dovrebbe guardarsi in faccia, anziché guardarsi allo specchio rimestando la vanità di un tempo che non c’è più. Il nostro “Braccio di ferro” della marcia aveva puntato forte su questa 50 km, ma si è fermato a metà strada, la faccina di un bambino perduto e senza parole. «Sono deluso e un po’ mi vergogno: per la gente venuta a vedermi, per tutti quelli che hanno lavorato con me. Ho messo le scarpe all’asta per il Gaslini, speravo fossero quelle di un vincente. Speriamo portino ugualmente tanti soldi. Credetemi: più di così non potevo prepararmi. Per sei mesi ho smesso di vivere. Non capisco».
Strano destino: Schwazer fa coppia con Carolina Kostner e per tutti e due questo è stato l’anno del gatto nero. Si guardino in casa, se per caso ce ne fosse uno. Hanno cominciato il 2009 come la coppia più bella del mondo, ora sono la coppia più depressa del mondo: non per amore, ma per sport. E se Carolina sta scontando la sua depressione negli Stati Uniti, Alex ha dato subito il segnale che tornerà grande. In certe parole c’è la dimensione di un atleta. Uno che sa dire: «Mi vergogno», non lo trovate dappertutto. C’è gente che dovrebbe vergognarsi e racconta frottole, pur di sviare la realtà.
Realtà e lealtà hanno accompagnato il santo marciatore: la 50 km di marcia, come la maratona, non perdona, è fatica e resistenza, basta un granello a inceppare la macchina. La sua si è inceppata subito. «Ho mangiato una banana ed era come avessi sullo stomaco una mucca». Problemi di digestione, gli stessi accusati nei tre giorni passati a Berlino. «Gli ho tolto perfino l’acqua minerale, beveva solo acqua semplice», ha raccontato Sandro Damilano, allenatore e padre putativo-sportivo di Alex. Lo stomaco dev’essere il punto debole del campione olimpico: tre ritiri e tutti per la stessa ragione. E forse qualche guasto in più. Quest’anno Schwazer ha sofferto di pancreatite, non uno scherzo. «Sembrava tutto a posto. Forse non è così, visto il risultato sotto sforzo», dice Damilano. Peccato, perché ci poteva stare la medaglia. Gara vinta dal russo Kirdyapkin, replicante dei mondiali 1995, terzo posto per lo spagnolo Jesus Angel Garcia, nome che è tutto un programma, come gli anni che sono 39 e 307 giorni, bronzo della terza età sportiva. Se l’ha presa lui, Schwazer ha da sperare.
Spera meno la nostra atletica: per ora zeru podi, rischia di essere da guinness. A Helsinki 2005, Schwazer aveva raccolto l’unico bronzo. Qui la faccia è più brutta. Per la prima volta nei mondiali non ci sarà nemmeno un italiano nella maratona. Specchio di una miseria. Ha ragione Roberto Frinolli, ex ct azzurro: «Inutile rincorrere lo sport nella scuola, se non ci sono tecnici e talent scout che scoprano e svezzino atleti».
E gli altri non stanno a guardare: la Giamaica corre veloce con uomini e donne nella scia di Bolt. Ieri l’extraterrestre ha compiuto gli anni e firmato valanghe di autografi in attesa della finale di oggi in staffetta. Invece nella scia delle buone azioni va annoverato il pentimento di Elisa Cusma che ha chiesto scusa a Caster Semenya, la sudafricana accusata di essere un uomo. Buona idea, soprattutto ora che un giornale svizzero cita l’esistenza di esami clinici comprovanti la natura di ermafrodito. Esami che i genitori non avrebbero mai visto. Tesi un po’ spinta.

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