Se a decidere il campionato sono le mogli dei calciatori

Capello e Zaccheroni sicuri: "Le consorti sui social possono influenzare la preparazione delle partite e quindi tutta la A"

Se a decidere il campionato sono le mogli dei calciatori

«Doman femo alenamento solo la matina, poi pasemo el pomeriggio insieme, con chi ga moglie, fidanzata, roba seria però»: cinquant'anni fa Nereo Rocco aveva le idee chiare sulle wags. Se doveva aprire le porte alle signore, voleva solo «roba seria». Oggi l'avrebbero impallinato all'urlo di sessista, ma i suoi eredi sono rimasti sulla stessa lunghezza d'onda, a partire da Fabio Capello che, a differenza del conterraneo Paron, ha dovuto fare i conti anche con il fenomeno dei social. «La comunicazione dentro e fuori dal campo è fondamentale per un allenatore ha spiegato Don Fabio l'altra sera in tv -, perché ti fa avere un buon rapporto con i calciatori. E con i social la gestione della comunicazione è molto più complicata. Spesso poi ci sono anche delle mogli che sono sui social e possono influenzare la preparazione di una partita o di tutto un campionato. Bisogna capire con chi si ha a che fare».

Già, soprattutto quando ti ritrovi signore che maneggiano milioni di follower, come Melissa Satta o Federica Nargi, la cantante argentina Oriana Sabatini, signora Dybala, o la compagna di CR7 Georgina. Senza arrivare a superstar come Victoria Beckham o Shakira. Ma anche in questo caso c'è wag e wag, perché non tutte hanno la classe sufficiente per reggere il ruolo. E Capello certamente si riferiva a quelle signore che tante volte inguaiano i mariti proprio con i loro tweet. Il nostro calcio ha avuto per anni in Wanda Nara la regina incontrastata delle signore social, che tanti problemi ha creato al marito Mauro Icardi (di cui è anche procuratore) nei rapporti con le proprie squadre. Recentemente i social hanno registrato la ribellione indignata a un post di Martina Bonucci, costretta alla quarantena dal Covid: «Che vita di m Sarebbe ora che qualcuno si svegliasse per fare andare le cose un po' meglio. Mi rode il c: non so quando i miei figli rivedranno il padre». E la gente le ha subito rinfacciato la sua condizione di privilegiata che dovrebbe avere rispetto per chi muore, soffre o lavora negli ospedali.

E qui, almeno, siamo fuori da temi calcistici, perché invece c'è chi ha usato i social per difendere i mariti e attaccare gli allenatori, come la signora Antonini che disse di godere per l'esonero di Allegri dal Milan, la signora Marchisio che attaccò lo stesso Max per l'esclusione del marito da un derby, la signora Pazzini contro Pippo Inzaghi, la moglie di Cerci contro il Torino, fino alla stessa Ilary Blasi che definì Spalletti un «piccolo uomo», ricevendo in risposta del tecnico un cd della canzone di Mia Martini.

Forse ha ragione Alberto Zaccheroni che appoggia Capello: «Oggi devi gestire trenta calciatori e nessuno si sente inferiore ad un altro, gratificati sui social da tutti, a partire dalle mogli. Hanno troppi mezzi per comunicare esternamente, mentre una volta se volevano far sapere qualcosa dovevano passare per la sala stampa». Dove non erano ammesse le mogli, nemmeno «roba seria».

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