"Siamo come in guerra. Abbandonati dal governo ci salva l'unità dei team"

L'ex iridato: "Ho dovuto anticipare la cassa ai dipendenti. Speriamo di fare dieci gare..."

«Siamo in guerra. Ne sentiremo gli effetti per diversi anni». Il due volte iridato 125cc, impegnato con una propria squadra nel Motomondiale da 23 anni, definisce così la pandemia che - come una morsa - tiene stretta l'economia mondiale ed ha congelato lo sport, MotoGP inclusa.

Come in guerra, per vincere occorre conoscere bene il nemico oppure le proprie forze. In questa lotta contro lo sconosciuto coronavirus Fausto Gresini, come tutti noi, si è trovato spiazzato. Quanto a esperienza, invece, come nessun altro nel paddock, l'imolese può dirsi capace di rialzarsi. «Nella mia vita sono stato meccanico, pilota e proprietario di un team. Non so fare altro». Lo sa eccome Gresini: 2 mondiali vinti da pilota, 5 da direttore sportivo, oltre a 56 vittorie e 171 podi. Impegnato in tutte le classi (Moto3, Moto2, MotoGP con Aprilia e MotoE), la Gresini Racing è un pilastro del Motomondiale.

Abituato a girare il mondo, qual è l'agenda di Gresini bloccato a casa?

«Trascorro dalle 8 alle 10 ore in video conferenza. Sono impegnato nella revisione dei budget, nell'essere vicino ai miei collaboratori, nel discutere con Carmelo Ezpeleta e i team. Questa è una battaglia da affrontare insieme».

Quali sono i possibili scenari per il campionato 2020?

«Speriamo di partire ad agosto e correre almeno 10 gare. Questa è la priorità, anche se MotoGP e Moto2-Moto3 hanno problematiche diverse. Queste ultime vivono sostanzialmente grazie agli sponsor e non gareggiando sono le prime a soffrire. La priorità è ripartire con le tre classi, ma con un numero ristretto di personale coinvolto, massimo 1.200, senza pubblico, ma anche senza ospiti, un elemento vitale per i team privati. Dorna sta dando un sostegno importante per mantenere i team in vita e questo avverrà da maggio per 7 mesi. C'è poi il tema della riduzione dei costi, con lo sviluppo delle moto congelato per il 2020-21 e una revisione degli ingaggi dei piloti, anche in MotoGP. Le problematiche sono tante, compreso la sicurezza dei piloti in caso di incidente, perché in questo momento gli ospedali sono i luoghi più pericolosi. Dorna sta lavorando su tutti i fronti».

Da quante persone è composto il team Gresini Racing?

«Siamo in 70, tra interni e esterni. Tanti. L'obiettivo è tenere in vita tutti, ma sono preoccupato. La pandemia è scoppiata alla vigilia del campionato, quando avevamo investito quasi tutto il budget della stagione in attrezzature, materiali, logistica».

Come hanno reagito gli sponsor?

«C'è molta solidarietà, ma sappiamo che la situazione è difficile per tutti. Siamo in una fase di attesa, perché non possiamo chiedere agli sponsor di pagare una fattura, quando non sappiamo se e come riprenderà il campionato».

Si sente sostenuto da Dorna?

«Carmelo Ezpeleta sta lottando con determinazione e tenacia per la ripresa. Siamo poi professionisti e quindi capaci di essere pragmatici e uniti in questa crisi».

Come sta vivendo la situazione da imprenditore?

«Sono arrabbiato. Il governo italiano non sta sostenendo la piccola impresa e i possessori di partita Iva. Non ci sono linee guida chiare, mancano i sostegni economici. Abbiamo addirittura anticipato la cassa integrazione per i nostri dipendenti».

Cosa ha imparato da questa crisi?

«Innanzitutto, non ci sono soluzioni per cui questa situazione va comunque affrontata con polso fermo. Secondo, i team sono fatti di persone e mai come adesso è fondamentale essere uniti e sensibili ai bisogni degli altri. Come privato ho donato un respiratore all'ospedale di Faenza, come imprenditore sono vicino ai miei collaboratori. Quando questo finirà il nostro sarà un altro mondo. Sarà importante saperci rinnovare. La crisi dovrà insegnarci a ragionare e a fare le cose diversamente. Sono sicuro che ci rialzeremo. Ho superato la crisi economica del 2008, uno sponsor che ci ha rovinato nel 2014, ma questa situazione non ha eguali. È una guerra».

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