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Tanti presidenti, pochi ct

Siamo al paradosso: Malagò, Abete e Albertini per la Figc, ma resta il nodo del ct salva Italia. Napoli e Milan frenano su Conte e Allegri, c'è Baldini ad interim. Il rischio: arrivare al 22 giugno nella nebbia

Tanti presidenti, pochi ct
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Riepilogo delle puntate precedenti. Per la corsa al dopo Gravina sono iscritti per ora due concorrenti: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Alle viste un potenziale terzo incomodo, espressione del sindacato calciatori da sempre col colpo in canna di Demetrio Albertini. Sull'ex presidente del comitato organizzatore di Milano-Cortina non è mancata la stilettata di qualche noto rivale come Binaghi ("se le riforme le deve fare lui mi viene da sorridere"). Di contro Abete si è fatto avanti più per impedire la corsa solitaria di Malagò che per autentica voglia di tornare sulla poltrona già occupata in passato. La data utile per conoscere il destino del calcio italiano è quella del 22 giugno, a mondiale già iniziato e con i programmi tecnici di molti club scolpiti dalle scelte fatte e il mercato in pratica aperto. Di qui le difficoltà nell'attribuire ai due candidati la scelta del prossimo ct che entrerà in carica a settembre (le due amichevoli di giugno sono state affidate ad interim al ct under 21 Silvio Baldini (scelto da Buffon).

I profili fin qui più accreditati sono due: Antonio Conte e Max Allegri. Per il primo c'è stata una fuga in avanti la cui traiettoria è stata ora velocemente corretta dagli interessati: prima ha frenato lo stesso tecnico leccese ("non mi attribuite intenzioni che non ho") e a seguire il presidente ADL che dopo aver confessato la disponibilità a liberarlo ha corretto il tiro ("Antonio è molto serio, non credo che abbandonerebbe il Napoli all'ultimo minuto, ucciderebbe la sua creatura; se decidesse ora avrei il tempo per sostituirlo"). Ecco dunque il cambio di rotta: se Conte vuole tornare a Coverciano deve dirlo subito così da consentire al Napoli di scegliere l'eventuale successore. Identica o quasi la posizione di Max Allegri, in queste ore in altre faccende affaccendato. E cioè impegnato a ricaricare le batterie di un Milan in ritardo in classifica, a caccia di gol e al recupero di una solidità complessiva da ritrovare a Verona magari col ritorno di Gabbia al centro del trio di difesa. Anche Allegri, come Conte, è legato a un contratto con casa Milan per un altro anno. E naturalmente la conquista di un posto nella prossima Champions è la condizione indispensabile perché si possa riparlare di progetti tecnici futuri. Proprio domenica sera a San Siro, al termine della dura sconfitta rimediata con l'Udinese, Max con Tare e Giorgio Furlani, l'ad, sono stati impegnati in un lungo colloquio che ha rasserenato lo stesso tecnico livornese, da sempre disponibile a restare pur di avere voce in capitolo in occasione del prossimo mercato.

Una sola volta lo hanno ascoltato al volo (con Rabiot). Per concludere: o uno dei due in lizza per la panchina azzurra si libera prima del 22 giugno oppure il prossimo presidente del calcio italiano dovrà cambiare indirizzo.

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