Da signor Rossi a Pepito 1301 giorni dopo

L'ex azzurro torna al gol (decisivo) con la Spal: "Mi riprendo il tempo perso"

Da signor Rossi a Pepito 1301 giorni dopo

Quanto sono lunghi 1301 giorni? Quanto può essere difficile accettare di dover abbandonare per sempre il grande amore di una vita? Chiedetelo a Giuseppe Rossi. La risposta sarà quella di un uomo che non si è mai arreso, nonostante i tanti tiri mancini del destino. Il Marulla di Cosenza forse non è lo scenario più nobile per chi ha calcato i massimi palcoscenici internazionali. Ma l'aria di Calabria ieri profumava di rinascita. L'ennesima di un talento scintillante, uno dei più grandi what if degli ultimi anni del calcio italiano. Perché se oggi cerchiamo un nove azzurro come l'acqua nel deserto, nel 2011 sognavamo con la coppia d'oro formata da Pepito e Balotelli.

Ma le ginocchia di Rossi avevano altri piani. Il primo crac nell'ottobre 2011: dopo aver sedotto Ferguson segnando al debutto con lo United e salvato il Parma a soli vent'anni, Rossi è la giovane star di un Villarreal che dà del filo da torcere alle grandi di Spagna e d'Europa. Ma contro il Real, il crociato cede. Alla prima operazione ne segue un'altra, e i mesi di stop diventano anni.

La Fiorentina se lo assicura ancora convalescente e gli fa riassaggiare il campo il 19 maggio 2013, a un anno e mezzo dall'infortunio. È amore a prima vista, perché nella stagione 2013/2014 Rossi torna a volare. La Fiesole è pazza di lui, Pepito va a segno 14 volte nelle prime 18 giornate e scuote le fondamenta del Franchi con la tripletta alla Juventus in un 4-2 scolpito a imperitura memoria nei cuori dei tifosi viola. Il mondiale in Brasile è alle porte, ma il 5 gennaio 2014 sembra l'inizio della fine: il crociato stavolta è solo ferito, ma nella testa di Pepito forse inizia a fare capolino l'idea di lasciar perdere. Arriva un altro stop, la magia sembra definitivamente perduta. Inizia un lungo pellegrinaggio: Levante, Celta Vigo, Genoa (con ultimo gol italiano datato 6 maggio 2018, proprio contro la Fiorentina), fino al tentativo di rilancio americano con il Real Salt Lake. In mezzo l'ennesimo crociato rotto, una pandemia e quasi un anno da disoccupato.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, la chiamata della nuova Spal di Tacopina. E Pepito è tornato, di nuovo. In un pomeriggio uggioso, arrampicandosi tra le nuvole per segnare di testa, a dispetto del suo metro e settanta scarso e delle sue ginocchia di cristallo.

Tre punti d'oro per la Spal, una nuova rinascita per la fenice di Teaneck. «Questa è la mia vita, voglio riprendermi il tempo perso», aveva detto alla presentazione di lunedì. E allora bentornato, Pepito. Ci sei mancato.

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