La Signora e il Diavolo. Romanzo Champions tra rivalità e tradimenti

Qualifica a rischio. Ex alleate in SuperLega si giocano tutto in campo e, forse, in tribunale

La Signora e il Diavolo. Romanzo Champions tra rivalità e tradimenti

Diciotto anni fa Juventus-Milan era la finale di Champions League. Stasera è «solo» uno spareggio per la vecchia Coppa Campioni che i due club erano pronti ad abbandonare, anzi l'avevano già lasciata, per farsi la Super League. Autodistruzione bianconera o disillusione rossonera. Chi perde oggi è condannato. Andrea Pirlo dopo nove scudetti di fila è protagonista dell'anno orribile della Juventus: dalla farsa Suarez alla figuraccia Porto a un campionato balbettante, dove non si è mai davvero iscritta e rischia di uscire dalla prime quattro dopo nove scudetti di fila. «Prevedo una gara aperta», spera Pirlo. Stefano Pioli cadendo a Torino metterebbe fine al sogno del Milan passato dallo scudetto e franato in un duemilaventuno a una velocità dimezzata che rischia di proiettarlo al quinto posto dopo il titolo d'inverno: un record da evitare. «È la partita della svolta», carica Pioli. Ballano anche le panchina. Massimiliano Allegri è nome caldo a Madrid, le parole di Zidane fomentano la suggestione che vuole il francese a ricostruire i bianconeri. E poi le voci su Maurizio Sarri, sedotto e abbandonato dalla Roma, e ora accostato ai rossoneri in caso di crollo. Può essere l'ultimo Juve-Milan anche di Cristiano Ronaldo mentre Gigio Donnarumma cambierebbe «solo» maglia.

Diciotto anni fa Juventus-Milan era la finale di Champions. Da ieri può essere soprattutto una disputa in tribunale. Volevano fare insieme la Super League, poi venerdì i rossoneri hanno fatto un passo indietro insieme all'Inter, alle inglesi, all'Atletico Madrid. Juve, Barça e Real in un comunicato hanno definito la posizione dei «club nostri amici e partner fondatori della Super League... incoerente e contraddittoria». Una ritirata in cui i nove ex ribelli finiranno addirittura per dare soldi(!) a quel Ceferin che continua a usare metodi dittatoriali. Particolare questo che nelle stanze segrete del pallone ha strappato più di qualche sorriso. Agnelli, Perez e Laporta sono convinti ad andare fino in fondo, forti non solo del documento di un tribunale di Madrid che «impedisce» all'Uefa di sanzionarli, ma anche di un parere favorevole dell'Unione Europea di cui sarebbe in possesso lo stesso Perez. Le minacce di Ceferin erano indirizzate proprio a evitare che il contenzioso uscisse dal recinto sportivo, perché a quel punto il finale sarebbe tutto da scrivere. Le tre società rimaste sole ribadiscono di volersi sedere a un tavolo, ma sgombrato dalle ripetute minacce dell'Uefa di Ceferin: dai cento milioni di multa all'esclusione dalle coppe. Intanto ecco l'avviso ai nove ex amici: «Pronti alle vie legali». E significativa, soprattutto per Andrea Agnelli, potrebbe essere la presenza stasera in tribuna di John Elkann, atteso all'Allianz Stadium per la situazione politica, per il futuro di Agnelli e per la posta in palio.

Diciotto anni fa Juventus-Milan era la finale di Champions League. Adesso rischia di giocarsi in un'aula di tribunale. Rivali a lungo alleate, ora rischiano di ritrovarsi nemiche tra accuse di tradimento e voltafaccia impauriti. La Signora tradita e il Diavolo traditore. Altro che Super League. Stasera è solo uno spareggio Champions.

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