La Signora è fatta così: Allegri resta, anzi no E il caso Conte insegna

I dubbi: dalle assicurazioni di Agnelli e Max per calmare la Borsa, all'addio del predecessore

La Signora è fatta così: Allegri resta, anzi no E il caso Conte insegna

Allegri resta alla Juventus. Ma non è detto. Tutto è stato deciso ma molto potrebbe accadere fino all'ultimo secondo, e ancora dopo, vista l'esperienza di Antonio Conte. Le parole del presidente Agnelli e dello stesso allenatore, subito dopo l'eliminazione dalla Champions, rientravano nell'aziendalismo tipico del club torinese e negli equilibri di Borsa che, comunque, avrebbe subito, il giorno dopo, un calo pesante. Nessun dubbio, se non di chi è in malafede o legge da ignorante il football, che ad Allegri vada riconosciuto un percorso quasi irripetibile, non soltanto a livello nazionale. Ribadire cinque scudetti, nonostante alcuni cambi di mercato anche sofferti, significa appartenere al circolo dei migliori professionisti in circuito, ma non è questo il punto. Il ciclo di Allegri è concluso, non per responsabilità esclusivamente sue. Due anni orsono John Elkann aveva confessato, ad amici juventini, che il futuro della squadra sarebbe stato precario a causa dell'età matura di Buffon, Barzagli e Chiellini, fondamentali in campo e nello spogliatoio, anche della nazionale. Buffon ha traslocato a Parigi, Barzagli è a fine corsa, Chiellini resiste a trentasei anni ma tra acciacchi ripetuti, le alternative sono di censo inferiore, sia caratteriale che tecnico. Allegri ha fatto di necessità virtù, anche il caso Benatia, unica riserva di qualità nella terza linea ma in evidente contrasto con il livornese, ha aggiunto una sottolineatura in blu sul compito in classe dell'allenatore. Il quale dovrebbe trovare nuovi stimoli, nuove sollecitazioni difficili da individuare se Allegri stesso dice di voler provare alcuni uomini in posizioni diverse, inedite, proprio perché il mercato non potrà offrire, per sofferenze di bilancio, i pezzi migliori. La Juventus non paga il logorio fisico che esplose nel 3° anno di Conte ma esiste un'assuefazione impiegatizia alla filosofia di Allegri. La Juventus avrebbe bisogno di una scossa, di un punto e a capo, come avvenne con il leccese di cui non si può e non si deve avere nostalgia come accade, invece, nelle parole di molti tifosi e di alcuni giornalisti, addirittura sui social.

Allegri rimane ma l'aria che tira non è a lui favorevole, anzi è vento contrario, maligno, pronto a diventare tempesta al primo risultato negativo, anche in queste ultime, inutili prove di campionato. Non è nemmeno facile, per lo staff di Agnelli, per Fabio Paratici e Pavel Nedved, individuare una alternativa di uguali garanzie, perché il club non cerca soltanto un allenatore ma una personalità di livello internazionale e i nomi fatti e scritti hanno già preso dimore diverse, Zidane, lo stesso Deschamps, mentre altri non vengono ritenuti validi, Klopp e Pochettino fra questi. Si sussurra di Guardiola che con la Champions ha un rapporto contraddittorio; di sicuro porta valori di gioco ma ha anche richieste pesanti di salario. In territorio nostrano meriterebbe riflessione una figura come Sinisa Mihajlovic che, a suo tempo, ebbe un contatto vero con Andrea Agnelli prima che gli venisse preferito Allegri. Il serbo ha carattere e perizia, il fatto di avere allenato il Torino non dovrebbe essere un ostacolo se non per teste ignoranti e provinciali e ci risiamo sempre e ancora con il fantacalcio. Ma fino a un certo punto, perché nulla è certo nelle cronache di football, Allegri resta ma potrebbe andarsene, trovando, un minuto dopo, un club di alto livello, all'estero e in Italia. Si deve attendere la fine dei giochi. La Juventus ci pensa ma non lo dice.

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