"Sorpreso dall'appoggio del Parlamento ad Alex. Ma capisco chi critica..."

Parla il tecnico di Schwazer dopo la risoluzione approvata per farlo andare alle Olimpiadi

"Sorpreso dall'appoggio del Parlamento ad Alex. Ma capisco chi critica..."

La commissione Istruzione e Cultura della Camera ha votato qualche giorno fa, all'unanimità, la risoluzione che «impegna il Governo ad adottare iniziative, per quanto di competenza e nel rispetto dell'autonomia dell'ordinamento sportivo, affinché siano individuati strumenti idonei a verificare le condizioni per la partecipazione di Alex Schwazer ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo». Quanto alla situazione giudiziario-sportiva, la difesa di Schwazer sta definendo il nuovo ricorso al Tribunale federale svizzero. A questo, si aggiungono le oltre 40mila firme raccolte in pochi giorni da change.org, per volere della trasmissione Le Iene. Davanti a questa serie di azioni, parla Sandro Donati, allenatore di Alex e figura di riferimento in tutta questa dolorosa vicenda, per provare a fare con lui il punto.

Il tempo stringe.

«I legali stanno definendo il nuovo ricorso al Tribunale federale svizzero con la richiesta di sospensiva, passaggio indispensabile per consentire a Schwazer di poter conquistare il pass per andare a Tokyo».

In settimana la Commissione ha votato la risoluzione all'unanimità, si aspettava un'azione simile?

«Francamente no, anche perché non conoscendo questi meccanismi, non pensavo nemmeno che ci fosse la possibilità che una Commissione importante come questa si potesse esprimere su tale argomento».

Tanti si sono dichiarati dalla parte di Alex, alcuni hanno mosso però delle eccezioni, legate all'emergenza Covid. È giusto che il Governo si prodighi in un momento così per un atleta?

«Non voglio dire che non ci siano delle ragioni su obiezioni di questo tipo, però che facciamo? Applaudiamo questi ragazzi quando vincono e poi li abbandoniamo quando sono vittime di un imbroglio?».

Anche la Wada si è fatta viva, con ben altri toni

«Chiunque si rende conto che c'è un contrasto totale tra le dichiarazioni di quindici giorni fa, nella quale hanno aggredito il magistrato Walter Pelino di Bolzano dandogli del farneticante, e quelle di oggi dove si dicono disponibili a collaborare. Ancora una volta confermano quello che il giudice Pelino ha scritto nella sua ordinanza: l'autoreferenzialità. Questi sono organismi malati, non sanno che cosa sia la democrazia».

Anche nel ciclismo, con Rebellin, un giudice di Padova ha ribaltato una sentenza sportiva: come si fa a credere a una giustizia così?

«Faccio chiaramente fatica a darle una risposta adeguata su Rebellin perché non ho letto le carte, però le dico che di fronte ad un organismo che lavora in questo modo è evidente che non si può stare tranquilli. Tutto il sistema va rifondato».

Cosa ha pensato per le oltre 40mila firme raccolte con la petizione de Le Iene?

«Mi hanno riempito il cuore, e anche quello di Alex».

Anche Lord Sebastian Coe, presidente della World Athletics, non è stato tenerissimo.

«Un presidente di una federazione internazionale che si permette di dire al presidente nazionale e al presidente del Coni di «non essere dalla parte sbagliata», beh, si definisce da solo. Torniamo all'auto referenzialità di cui sopra. Referenzialità che si scioglie come neve al sole davanti ad un magistrato. Oltre a dimostrare chiaramente anche un forte disprezzo verso il sistema Italia».

I rumors dicono: dopo Tokio Sandro Donati sarà ct azzurro.

«È impossibile: nei miei confronti c'è un odio definitivo».

Anche da parte della Fidal?

«Quello no, farei un torto a Stefano Mei. Però non possiamo dimenticare la mia storia. Io non ho mai lottato il doping dell'atleta A o dell'atleta B, ma ho sempre denunciato deviazioni istituzionali e lei capisce bene che non mi sono fatto amici, ma solo nemici e per giunta in alto loco. Quindi, non ho speranza. È inutile che ce lo nascondiamo: il sistema sportivo è opaco, non è bianco. Il doping c'è, non è che non ci sia. E poi non è più tempo, comincio ad avere una certa età. Sono un ragazzo del '47: è troppo tardi. Oramai io non conto più, anche perché tempo fa mi hanno presentato il conto».

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