Sulle spalle dei giganti: il Milan va oltre Ibra, Inter e Juve tremano

La capolista sta dimostrando di poter fare a meno di Zlatan. Lukaku e CR7 indispensabili

La vita non è tutta un gol, ma chiedete a Milan, Inter e Juve quanto contino le reti di Ibra, Lukaku e CR7. E visti a torso nudo sembra quasi di parlare di un torneo di superdotati: nel fisico. Vi dirà il Milan che la sua esasperata resistenza, quella vita da marines in fuga dalla palude degli scettici, ha goduto di miglior tranquillità affidandosi alla buona mira svedese. E quando non c'è l'ariete, la squadra fa blocco: tutti per uno. E che qualcuno la butti dentro. E così la rosa dei goleador si assortisce talvolta in modo insperato: gloria per Leao e Diaz, per Calhanoglu e Hauge, di tutti un po'. Però il Milan non smette di correre e sperare, conserva invidiabile media di 2 reti a partita e magari arriva al tre sul filo di cuore e batticuore: Theo Hernandez fa scuola.

Ormai è accertato, il Milan se l'è cavata anche senza il totem: giocate 9 su 15 assente Ibra. E non è andata male: 7 partite vinte, 2 pari. Certo, con questo Ibracadabra tutti si sentono sotto l'ombrello, come quando fuori piove. «È un riferimento, ha una mentalità diversa» dicono i compagni. Ed, in effetti, Ibra ha fatto sentire il peso, non solo fisico: doppiette determinanti, un gol decisivo a 5 minuti dalla fine (Udinese), 10 gol per 4 vittorie e 2 pari. Ma soprattutto conta il credo, la spinta interiore, l'autoconvinzione regalata alla squadra. Oggi solo Cristiano Ronaldo e pochi altri possiedono la stessa forza trainante.

Ecco, dunque, il punto: se per un certo tempo Inter e Juve si fossero trovate senza Lukaku e Ronaldo, due che si presentano sempre in potenza e prepotenza, dove sarebbero? Messe meglio? C'è da dubitarne. Lo dicono i numeri più che le impressioni. L'Inter sperimenterà contro la Sampdoria, viste le condizioni non brillanti del gigantone. La Juve ha già provato e pareggiato con Crotone, Benevento, Verona, pure con la Lazio dopo l'uscita di CR7 che aveva realizzato. Parla la classifica. In sintesi: Cristiano in 11 partite ha segnato 14 reti, gran parte decisive. Dal 2018, primo anno in Italia, ha realizzato 21 volte il primo gol in un match: un bel apriscatole per i suoi, e rompiscatole per gli avversari. Un verdetto per Milan-Juve? CR7 ci sarà, Ibra a bordo campo anche se un video postato ieri fa pensare a un imminente rientro.

Lukaku è stato forse meno decisivo, avendo la concorrenza interna di Lautaro Martinez. Ma tra assist, gol e capacità di scrollarsi di dosso difensori, quando la stanchezza avanza, ecco risaltare sempre più il gigantesco portamento del tenersi sulle spalle il resto della compagnia. Si diceva Lukaku avesse poca tecnica: a quanto pare in Italia l'ha affinata. In sua assenza l'Inter ha pareggiato in casa con il Parma, il suo gol è stato assolutamente pesante con il Napoli. Con lui la squadra segna di più: in Europa seconda solo al Bayern. Il totale dice 12 reti del gigante, 3 assist e un numero di segnature (35), nelle prime 50 gare di serie A, da giocarsi la concorrenza con un gruppo di cannonieri top degli ultimi 30 anni: Cristiano Ronaldo in testa, Ronaldo il fenomeno, Shevchenko, Milito, Montella. C'è molto di Milan e Inter in questi nomi. Così si vince, tanto si rischia se non ci sono. Il Milan ha tenuto la barra, Inter e Juve stringano gli amuleti.

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