Il tampone al mondo che ci ha detto siamo in guerra

Una conference call nella tarda mattinata di ieri ha fatto il tampone al mondo. Dopo tanto perdere tempo il risultato, il verdetto, la sentenza sono arrivati in un attimo. Positivo. Tutti positivi. Il mondo. Gli atleti. E noi con la nostra sana voglia, questa sì, in tempi insani è giusto ribadirlo, di sperare oltre il buonsenso di poter salire sulla scialuppa olimpica per trovare un porto dove approdare e vivere i Giochi e lo sport a costo di navigare oltre l'estate. Niente da fare. Nessun porto all'orizzonte. Addio olimpiadi 2020, se ne riparlerà il prossimo anno, forse non in estate, forse già in primavera. Comunque doloroso. Comunque giusto. Il governo giapponese ha deciso quel che il Cio non riusciva e non poteva decidere. Il tampone al mondo ha messo in quarantena il sogno e quando si imprigiona un sogno vuol dire che siamo in guerra. Solo tre volte, in passato, i Giochi erano stati cancellati, e sempre per colpa di conflitti. Questo è il primo caso di rinvio. Poco cambia, poco importa. Siamo tutti spersi in un conflitto bastardo e subdolo il cui fronte non ha trincee ma gli occhi stanchi dei medici con le mascherine come elmetti. Il tampone al mondo è stato fatto in conference call da Shinzo Abe e Thomas Bach. Da una parte un premier costretto al buon senso e spalle al muro dopo la sollevazione di importanti Federazioni e comitati olimpici nazionali pronti a boicottare i Giochi se non fossero stati rinviati al prossimo anno; dall'altra un potente politico dello sport, olimpionico della scherma, costretto a sua volta ad arrendersi ma, forse, in cuor suo, rinfrancato dalla saggia resa del Governo nipponico. Saggezza che al Giappone costerà sei miliardi di dollari. Crudeli la vita e lo sport, lo abbiamo raccontato giorni fa, proprio i Giochi di Tokyo erano stati gli ultimi ad essere cancellati nella ormai centenaria storia moderna a cinque cerchi. Colpa della quarantena commerciale di Franklin Delano Roosevelt contro l'Impero del Sol Levante, colpa dello scoppio del Secondo conflitto mondiale. Crudeli, la vita e lo sport, adesso ci sono migliaia di atleti che dovranno riprogrammare i prossimi mesi. Qualcuno pensando che un anno in più nello sport può diventare un macigno e forse si ritirerà. Altri sapendo che invece avranno più mesi per mettere a punto una preparazione che vacillava. Tutti, comunque, tirando un sospiro di sollievo. Testa bassa. In trincea. Al sicuro.

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