Il tempo passa, Nespoli no. È d'argento il Robin Hood che non ci abbandona mai

Da Pechino a Tokyo vendicando Rio. Mauro: "E adesso torno ai fornelli". L'altra passione.

Il tempo passa, Nespoli no. È d'argento il Robin Hood che non ci abbandona mai

Ogni quattro anni torna lui, con il cappellino d'ordinanza. Sguardo fiero, occhi sul bersaglio, pensieri in grande. Arriva l'Olimpiade ed ecco Mauro Nespoli: «Ancora? Ma quanti anni ha?». Il tiro con l'arco fa questo effetto: quando va sul palcoscenico pensi sempre che sia lo sport di Matusalemme. E invece Mauro Nespoli di anni ne ha 33, e ha vinto l'argento. La sua terza medaglia ai Giochi. Ancora.

Avete presente quando a un bambino dici di non fare una cosa? Ecco, «fa esattamente il contrario». Aveva nove anni e mezzo quando all'Aprica scopre che si può davvero fare come quella volpe del cartone animato: «La Disney aveva caratterizzato Robin Hood con un personaggio che rappresentasse la scaltrezza. Mi è sempre piaciuto. Però a mamma le armi non piacevano proprio...». Detto, fatto: si torna a Voghera e si comincia a tirare, per diventare uno dei pochi ragazzi che sapeva chi fossero Galliazzo e Frangilli. Il primo se lo ritroverà con Ilario Buò sul podio di Pechino 2008, argento ma nella gara a squadre.

La cosa buffa è che questa è una storia di successo al contrario. Un po' per quel moto di contestazione nei confronti di mamma Annamaria e papà Paolo (no, non è l'astronauta): «In realtà a loro devo tutto: questa è una disciplina costosa, se non mi avessero aiutato...»). E poi perché per diventare un tiratore da medaglia devi andare per sottrazione: «Il tiro con l'arco non è solo mirare un bersaglio, ma esercitazione, equilibrio, con archi più pesanti, più leggeri, distanze aumentate e bersagli ridotti. La priorità consiste nell'eseguire un gesto tecnico senza errori. Ma per farlo devi allenarti disturbandolo». Se sei perfetto, quindi, devi diventarlo un po' meno per raggiungere la perfezione.

Così arriva l'oro a Londra 2012, così però a Rio 2016 la gara è un flop: «Ero arrivato scarico mentalmente. Almeno mi sono potuto godere i Giochi, e in Brasile poi...». Prima (e dopo) niente discoteca, «mai potuto permettermela»: solo allenamento, gare e qualche rapida puntatina in spiaggia, come si evince dalla foto sul profilo instagram insieme a Vanessa Landi. Che mestiere fa? L'arciera.

Dunque: una vita piena di frecce («da 400 al giorno in su»), nascondendo sotto il cappellino le emozioni. Come ieri, nella finale contro Mete Gazoz, 22 anni, probabilmente uno dei pochi ragazzi turchi che davvero sa chi sia Mauro Nespoli. Lo conosceva, eccome: alla pari per quattro set, sfodera un paio di 10 letali. Finendo per abbracciare quella leggenda che ricompare ogni 4 anni: «Questo non è un oro perso dice alla fine Mauro -, è un argento vinto. Mi ripaga dei sacrifici di 24 anni. Uno dei miei obiettivi era anche prendere la telecamera al centro del bersaglio: ci sono riuscito e spero che il video giri molto sui social, magari mi faccio conoscere dalle casalinghe di Voghera...». Scherzava. «Ora torno in cucina, l'altra mia passione. Ma non è finita qui». Non scherza. «Appuntamento a Parigi 2024», ancora. Tanto di cappello. Anzi, di cappellino.

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