Il tiki-taka non è morto. L'ha resuscitato Prandelli

Il ct cambia interpreti ma non il copione Balotelli risorge e affonda l'Inghilterra

Il tiki-taka non è morto. L'ha resuscitato Prandelli

Scusate ma il tiki taka non era morto, defunto, calcisticamente parlando, nelle pieghe del declino dichiarato del Barcellona, sedotto e abbandonato da Pep Guardiola, il suo geniale inventore? Sì, era dato momentaneamente morto anche dalle parti di Salvador dove la Spagna è stata travolta dall'Olanda ma poi ci ha pensato quel sapientino di Cesare Prandelli a resuscitarlo. Senza clamori nè annunci. Con una preparazione accurata di ogni dettaglio. Deciso per resistere agli sgambetti del destino (il crac di Montolivo, la promozione di Verratti, il ricorso a Darmian per soccorrere De Sciglio frenato da insulto muscolare) e per sorprendere i rivali inglesi, schierati con un coraggioso attacco a quattro punte ma, in pratica, sistemati da Hodgson in modo tale da rinchiudersi in un fazzoletto di campo per scattare fuori come lame di serramanico. Così il tiki taka made in Florence di Cesare Prandelli ha preso forma e sostanza dopo una lenta, lentissima marcia di avvicinamento. A quel ritmo, a due all'ora in pratica, come si può pensare di mettere in crisi l'Inghilterra?

L'interrogativo più elementare ha ricevuto la risposta nella pazienza e nell'efficacia di quella scelta tattica. Non devi pensare di travolgere l'avversario, devi innervosirlo, farlo correre a vuoto, nascondergli la palla e fargli perdere i punti di riferimento per averne ragione. Un solo attaccante dichiarato, Balotelli, stretto tra i due leoni, mentre il quartetto dei centrocampisti avanzavano un metro alla volta, palleggiando molto in largo e poco in lungo, in verticale insomma. I pochi lanci, effettuati dai piedi più ispirati della compagnia azzurra, Pirlo e Verratti per capirci, non hanno colto nel segno. E allora è diventato utile, anzi fondamentale, sfruttare un calcio d'angolo, per sorprendere l'Inghilterra inchiodata nella sua area a sorvegliare un pericolo che non c'è. Perchè Pirlo, con un velo dei suoi, ha mandato fuori giri la gendarmeria inglese per servire Marchisio che ha avuto il tempo concesso solo in allenamento: ha fermato con la suola, ha preso la mira, caricato il destro e infilato la palla in buca attraversando un bosco di gambe. Certo il tiki taka azzurro non può nascondere i limiti e i difetti, concentrati tutti nella difesa avvitata su un Barzaglione d'annata (un suo artiglio, nel primo tempo, ha il valore di un gol tolto ai rivali) ma indebolita dalla presenza di Paletta. Così appena la catena di destra, la migliore possibile, Darmian più Candreva, ha perso una palla velenosa, Rooney e Sturridge hanno confezionato l'inevitabile pari.

Dieci, cento, mille passaggi, impossibile contarli, non possono bastare se poi davanti a quel quartetto non riesce a spuntare il genio balistico di Mario Balotelli, chiamato alle armi dai titoli e dalle punture della critica. Ha provato con un pallonetto sul finire del primo tempo (salvataggio sulla linea) e in quel momento ha sentito vibrare qualcosa dentro. É stata la scintilla che ha acceso la miccia. E al primo cross tagliato di Candreva, nella seconda frazione, si è fatto trovare pronto al punto giusto, sul secondo palo, col capoccione sudato per stampare sulla schiena di Hart il 2 a 1 della felicità. Nemmeno allora Prandelli è stato tentato dal tornare indietro, dal rimettere nel cassetto il tiki taka all'italiana: è uscito Verratti ed è entrato Thiago Motta, stesso ruolo, caratteristiche opposte, ha finito la benzina Candreva ed è arrivato Parolo con energie intatte, si è ritirato esausto Balotelli e Immobile, più contropiedista, gli ha preso il posto. Ecco l'altra scelta del ct Prandelli, didascalica oltre che coerente: mantenere fino in fondo alla sauna di Manaus la sagoma dello schieramento azzurro, si possono cambiare gli interpreti, non il copione. Scusate ma chi ha detto che senza Buffon avremmo avuto bisogno di andare in chiesa e pregare?