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Torino-Lazio è diventato il derby delle curve vuote

Torino-Lazio è diventato il derby delle curve vuote

Un calcio senza tifosi non è calcio. Domenica Torino e Lazio si ritroveranno due curve vuote, stanche e sfiduciate. L'amore per la maglia supera l'odio verso chi ne dovrebbe custodire l'onore e invece si nasconde nelle pieghe dei bilanci. Due tribù sportive così lontane si ritroveranno così vicine fuori dallo stadio sulla sponda granata del Po (a dire il vero, l'unica), con l'orecchio sulla radiolina, a boicottare con il loro silenzio non tanto l'assenza di risultati ma di visione. L'anonimato del Toro è raffigurato da un odiatissimo Cairo in versione Gladiator che urla "Massimo Decimo Posto" e oggi che si annega nel pantano retrocessione sarebbe pure oro, la stagione anonima della Lazio è colpa di un mercato bloccato e una squadra spuntata che si regge grazie ai singoli.

Il rischio retrocessione ha convinto Cairo a prendere il 23° allenatore della sua fallimentare gestione, Roberto D'Aversa dovrà salvare ciò che resta dei granata nel cinquantesimo anniversario dell'ultimo scudetto. A lui il tremendismo non manca ma dalle macerie non nasce niente. Questo Toro ha perso tifosi e partite, non ha un'identità, non ha un giocatore simbolo da cui ripartire nonostante una Cantera che ancora disperatamente resiste e vince pure i derby, cosa che al Toro non succede da 11 anni. L'odore del letame vomitato davanti al Filadelfia arriva persino negli Usa e fa scappare i compratori. La rabbia biancoceleste è ancora più colorata, "Lotito vendi e vattene" è il mantra che scandisce da settimane quotidiani, siti e radio locali, con una Capitale tappezzata di poster gonfi di rabbia. I giocatori simbolo a cui aggrapparsi ci sono, da Cataldi a Zaccagni, Sarri fa ciò che può ma manca tutto il resto.

Quando la rassegnazione annacqua una passione che accende famiglie e rivalità cittadine, a soffrire è il sistema calcio, che taglia i rami su cui è seduto. I conti non possono essere soltanto un alibi, pena l'epitaffio sul pallone: "Casse piene, stadi vuoti".

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