Il dramma di Marcolin: ''Mio padre morto per il Coronavirus''

Le parole dell’ex calciatore: ''Se n’è andato in meno di quindici giorni. Non avremo neppure la possibilità di fargli il funerale''

''Chiamavamo il reparto e le risposte erano 'è stabile, 'non bene', infine 'non è cosciente'...una discesa inarrestabile, quando abbiamo chiesto se fosse questione di ore o di giorni, ci hanno detto 'di ore'...'' Dario Marcolin racconta così la morte del padre, stroncato dal Coronavirus.

Una storia tragica, purtroppo una delle tante che segnano queste terribili giornate, quella di Giancarlo Marcolin, papà di Dario, ex calciatore di Serie A ed ora allenatore e commentatore tv per Dazn. Settantacinque anni, viveva a Brescia e soffriva di ipertensione e il Coronavirus l'ha portato al decesso in pochi giorni. Gianca, come lo chiamavano tutti se n’è andato in due settimane, è morto mercoledì, era entrato in ospedale, alla nuova Poliambulanza di Brescia, giovedì 12. L'ex calciatore racconta la tragedia, che ha sconvolto la sua famiglia a microfoni del Corriere dello Sport: ''Gli ultimi due giorni non ha più risposto, era sensibilmente peggiorato. Chiamavamo il reparto e le risposte erano 'è stabile', 'non bene', infine 'non è cosciente'. Una discesa inarrestabile. Quando abbiamo chiesto se fosse questione di ore o di giorni, ci hanno detto 'di ore'...''.

Poi continua così: ''Raccontarlo mi fa bene, nel giro di pochissimo sono passato dal grande pieno a un vuoto immenso. Dopo che si è saputa la notizia avrò ricevuto più di mille testimonianze, tra telefonate e messaggi, dal mondo del calcio e della televisione. Ho risposto a tutti, non ho nemmeno avuto il tempo di avvertire l’assenza''. ll primo a chiamare Roberto Mancini e subito dopo Sinisa Mihajlovic, due vecchi amici che hanno condiviso con Marcolin, anni importanti delle loro carriere. E poi anche Totti, Costacurta, Tare, Ciro Ferrara, Ferri, Adani e tantissima altra gente del mondo del calcio. Brescia come Bergamo dunque se non peggio, una città avvolta in un dramma senza via d'uscita: ''Hanno superato i mille morti, le strade sono deserte, passano solo le ambulanze. Non avremo neppure la possibilità di fargli il funerale. Gianca sarà cremato come le altre persone che non ce l’hanno fatta. Siamo in lista d’attesa, forse tra una settimana, non so. È sconvolgente. L’affetto e la solidarietà del mondo del calcio è l’unica cosa bella, vorrei potergli dire 'Gianca, ha visto, tutti per te?'...''.

Una progressione a dir poco rapidissima: ''Prima un pò di febbre. Era un soggetto a rischio, e non solo perché aveva 75 anni. Pesava centocinquanta chili, era un omone di oltre un metro e ottanta e soffriva di ipertensione. Il virus ha trovato terreno fertilissimo. Nei primi giorni quelli dell’ospedale ci avevano suggerito di monitorarne le condizioni a casa. Al quarto giorno di febbre, 39 e mezzo, quaranta, mio fratello, che lavora nella cosmetica, si è fatto dare dalla socia la macchinetta che misura la saturazione dell’ossigeno nel sangue. Il valore minimo è 92, mio padre aveva 78. Quando l’abbiamo comunicato all’ospedale sono andati a prenderlo immediatamente''. Tutto così velocemente, neanche il tempo di un ultimo addio.

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