Tre è il numero perfetto. La difesa che attacca dal campionato all'Europa

Una squadra su due gioca con tre centrali. Tra le grandi solo Napoli e Milan a quattro

Fino a poco tempo fa sembrava un'eresia. Chi solo si azzardava a pronunciarla veniva preso per pazzo. Figurarsi chi si azzardava a provarla sul campo. Ora invece va di moda e tra chi ha voglia di innovare e chi invece si è preso una rivincita, tutti vanno pazzi per la difesa a tre. Va bene che siamo tradizionalisti e che un allenatore in momento di difficoltà finisce sempre per seguire il vecchio credo: metterne 4 dietro, stare belli ordinati e vedere che succede. Ma la nuova tendenza in serie A è di giocare a tre. Lo fanno tutte le squadre che ci rappresenteranno in Champions: la Juve di Pirlo, l'Inter di Conte, la Lazio di Inzaghi e l'Atalanta di Gasperini, lui che di questo modo di giocare ne ha fatto un marchio di fabbrica e mai dimenticherà quando all'Inter venne fatto fuori in un amen proprio per le sue idee difensive rivoluzionarie.

Fatto sta che al momento, nelle idee dei tecnici della serie A la difesa a 3 è tutt'altro che un capriccio. Tanto che oltre alle quattro da Champions, anche Roma, Fiorentina, Verona, Genoa, Crotone, Udinese sembrano orientate a giocare in questo modo. Dieci su 20, la metà esatta. Se non è una rivoluzione poco ci manca. Anche se questo metodo si presta a diverse interpretazioni. C'è chi come Gasperini ama schierare 3 difensori puri, lasciandone uno (a volte due) libero di sganciarsi in avanti e giocare poi con gli esterni che trasformano la retroguardia a 4 o 5 quando serve. Chi come Conte preferisce due difensori puri più un esterno adattato (che sia D'Ambrosio o Kolarov). E chi come Pirlo (che ieri ha superato l'esame da allenatore a Coverciano diventando allenatore a tutti gli effetti) sta studiando l'assetto ideale potendo disporre di tanti centrali affidali (Bonucci, Chiellini, De Ligt, Demiral e Rugani) e terzini adattabili come Danilo o Alex Sandro.

«I miei colleghi si sono resi conto che non vale la pena difendere a 4 visto che tutti giocano con una o due punte. Avanzando un uomo in avanti il centrocampo diventa più robusto e la squadra gira meglio». A dirlo è Nevio Scala dalla sua tenuta ai piedi dei Colli Euganei dove, lontano dal calcio, produce un ottimo vino. Nei primi anni '90, con il suo spettacolare Parma, è stato precursore della difesa a tre riuscendo a vincere in Italia e in Europa. «Ognuno la interpreta alla sua maniera, a volte giocando a tre si gioca di fatto a 2 con uno che si sgancia, altre volte anche 5. La mia non si può imitare... Ma ogni allenatore ha suoi piccoli accorgimenti e alla fine è sempre efficace». Anche se l'interpretazione di questo schieramento non è solo una questione di numeri. «Sono i giocatori che gestiscono la situazione. Basta dargli i giusti input a seconda di come attacca la squadra avversaria, poi vanno a memoria. Il resto, parlare di difesa a 3, a 4 o a 5... Sono solo parole che riempono la bocca alla gente».

Fatto che nella stagione che sta per iniziare tre sembra davvero essere il numero perfetto per quasi tutti. E chissà che, Covid permettendo, anche grazie a questo non sia un'annata davvero spettacolare.

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Commenti

antiquato

Mar, 15/09/2020 - 15:02

Difesa a 3 significa: ne facciamo comunque uno più di voi. Altre valanghe di insipidi gol per sfinimento della difesa avversaria nel recupero (ormai con il VAR sono 10'). Ma se sono il, mettiamo, Crotone e devo giocare contro CR7 perchè non lo devo marcare a uomo con un libero dietro ? Tanto vale, perdere per perdere. Liedholm faceva la ssona ma se nel Napoli Krol lanciava a 40 metri allora mandava Pruzzo a pressarlo e nel Milan metteva Filippetto Galli fisso su Platini (avendo senso dell'humor gli dava il numero 8): il calcio non è vedere 9 gol a partita. Se le squadrette giocassero così vedreste come calerebbe il prezzo degli attaccanti billionaire. Armando Picchi, dove sei tu ?