"Vale, i piloti arrugginiti e la lezione del virus"

Il capo del Motomondiale racconta "il rispetto per Rossi", i timori "per la ripartenza" e una scoperta: "Mai così uniti"

Don Carmelo non si è mai fermato da quando è rientrato dal Qatar il 9 marzo scorso, all'indomani della prima gara del Motomondiale che ha visto correre la Moto2 e la Moto3 prima dello stop per il coronavirus. Solo che invece di percorrere il mondo in lungo e in largo, il patron della MotoGP ha gestito la crisi e la possibile ripartenza dal salotto della sua casa di Madrid. Dalle 8 di mattina alle 11 la sera, Carmelo Ezpeleta, 74 anni, l'Ecclestone delle due ruote, è stato in costante contatto con i piloti, i team, le Case e i promotori dello sport che sotto la sua sapiente regia è diventato un business da 300 milioni a stagione.

Come ha trascorso il lockdown?

«Praticamente non ho mai staccato. Ho lavorato più di prima, ma ho incluso anche un tempo per fare ginnastica e la cyclette. Carlos e Ana (i figli, entrambi impegnati in Dorna) vivono ormai fuori casa, mentre io sono con Maria, mia moglie. Non ho avuto il tempo per annoiarmi perché la MotoGP deve ripartire il prima possibile».

Ha mai pensato di cancellare la stagione?

«All'inizio abbiamo preso in considerazione anche questa ipotesi, ma è stata presto scartata. La nostra priorità è correre quest'anno, poi affronteremo il 2021, che sulla carta era già definito».

Quale lezione ha imparato da questa pandemia?

«Il nostro sport si è dimostrato più unito che mai anche a livello umano. C'è un unico obiettivo: tornare a correre».

Questa è la crisi più grande da quando è a capo della Dorna?

«Da un punto di visto economico, sì. A livello personale, invece, i momenti più brutti sono stati i tragici incidenti di fronte ai quali ti senti impotente».

Quando il calendario ufficiale?

«Aspettiamo la conferma dal governo spagnolo entro questa settimana, al massimo la prossima. Intanto stiamo definendo il protocollo sanitario che presenteremo questa settimana al Consiglio Generale dello Sport di Spagna. Aspettiamo l'approvazione, ma sono molto fiducioso. L'obiettivo è presentare il calendario definitivo al più tardi la seconda settimana di giugno. Prevediamo 12-16 gare partendo dalla Spagna con un doppio appuntamento a Jerez il 19 e 26 luglio per poi continuare a Brno il 9 agosto. Saremo in Austria il 16 e 23 agosto e poi il 13 settembre a Misano. Contiamo su Aragon, Valencia ed eventualmente qualche tappa extra europea. L'accordo con le Case e la FIM è di chiudere il campionato entro il 13 dicembre».

Cosa risponde alle critiche di un campionato prevalentemente spagnolo?

«La possibilità di ospitare un GP è stata data a tutti i circuiti in calendario. Gli impianti europei non dovranno pagare il fee perché i GP saranno a porte chiuse, ma ci sono naturalmente le spese organizzative. Per quanto riguarda le tappe extraeuropee, invece, dipenderà dalla possibilità di aprire al pubblico per rientrare delle spese di trasferta per cui ci riserviamo di confermarle il primo settembre. Stiamo parlando di correre tra metà novembre e metà dicembre».

Grande assente il Gp d'Italia.

«Abbiamo parlato, ma al momento non ci sono le condizioni».

Cosa prevede il protocollo sanitario?

«In base alla situazione attuale, si prevede di far arrivare le persone che vengono da fuori Europa 14 giorni prima dell'inizio del campionato. Il paddock sarà ridotto agli addetti ai lavori, senza pubblico, ospiti o stampa. Si passerà da 3.000 a 1.300 persone circa. Tutti dovranno effettuare un test quattro giorni prima della partenza. Ci sarà una struttura medica in grado di monitorare costantemente la situazione nel paddock».

In caso di un positivo nel paddock?

«Noi contempliamo la possibilità di continuare, ma anche questo sarà definito in dettaglio dal protocollo».

Come sosterrete i team?

«Il congelamento per il 2020-21 di motori e aerodinamica per la MotoGP e dei mezzi per la Moto2 e Moto3 è già un grande risparmio perché con la stessa moto possono correre due stagioni. Non lasceremo i team da soli».

C'è il rischio che i piloti si presentino al via un po' arrugginiti.

«Prevediamo un test delle tre categorie il mercoledì a Jerez prima della gara».

Si sta già pensando ad una nuova MotoGP più sostenibile?

«Sicuramente, ma ne riparleremo più avanti. Adesso gli sforzi sono concentrati sulla ripartenza».

Questa crisi potrebbe accelerare l'integrazione dell'elettrico con i motori endotermici come in Formula 1?

«Assolutamente no. In questo momento sarebbe sbagliato cambiare le moto attuali in grado di fornire un bellissimo spettacolo con delle moto ibride».

Ha avuto modo di parlare con i piloti in questi giorni?

«Vogliono ripartire il prima possibile».

Rossi ha 41 anni e un contratto che scade. Per quanto vorrebbe vederlo ancora in MotoGP?

«Se potesse correre fino a 70 anni, io ne sarei felice! Con Valentino parlo di tante cose, ma mai del suo ritiro. Lo considero un'assoluta mancanza di rispetto. In tutte queste stagioni è stato straordinario e ancora ha la possibilità di vincere. Ha la testa per farlo e poi ha senso controllare la sua carta di identità? La gente smette di fare sport perché si è stufata del lavoro e della pressione, Valentino ama quello che fa. Cosa deciderà per il suo futuro? La decisione di continuare a correre dipende da lui, non da noi».

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