È un Var con il bavaglio. Uefa e Fifa in pressing, l'Italia va in retromarcia

Cesari e Bergonzi: "L'uso della tecnologia è ridimensionato". Collina e Rosetti gradiscono...

È un Var con il bavaglio. Uefa e Fifa in pressing, l'Italia va in retromarcia

Attenti: stanno mettendo il bavaglio al Var. Non è la prima volta che capita nel campionato, di sicuro nell'ultima domenica tre episodi su tre ne hanno fornito una conferma plastica. E si sa che di solito tre indizi costituiscono una prova regina. Hanno cominciato con Parma-Roma, proseguito con Cagliari-Juve e concluso con Milan-Napoli. È successo che in tutti e tre i casi citati o è stato ignorato il ricorso al Var, oppure - e qui è ancora più grave - il passaggio dinanzi al monitor si è svolto in un tempo rapidissimo (30 per il cronometro dei moviolisti) e soprattutto analizzando una sola immagine e non il repertorio completo messo a disposizione dalla regia indipendente. A Parma, Fonseca, l'allenatore pacato della Roma, è diventato di color rosso porpora a fine partita per chiedere all'arbitro di turno (Piccinini) il mancato consulto col varista a proposito del rigorino concesso al Parma. A Cagliari è sceso in campo il presidente Giulini per denunciare la gravità della collisione CR7-Cragno con qualche danno fisico per il portiere cagliaritano che avrebbe meritato il cartellino rosso invece di quello giallo. Calvarese, in questo caso, non è stato aiutato dal silenzio del varista che pure ha avuto tutto il tempo (utilizzato per i soccorsi a Cragno ferito al mento) per analizzare le immagini a disposizione. Infine a San Siro è accaduto esattamente il contrario. Mazzoleni, dalla cabina var, ha segnalato a Pasqua il fallo di Bakayoko su Theo Hernandez in area di rigore. Il fischietto ha risposto all'invito, ha visto una sola prospettiva e ha confermato il no rigore. Tre su tre.

Agli arbitri che sono passati dietro le telecamere non possono raccontare le favole. Graziano Cesari (moviolista di Pressing, Italia 1) e Mauro Bergonzi (stessa scuderia, Tiki taka la trasmissione) lo confessano pubblicamente. «Stanno ridimensionando l'uso del var, mi sembra evidente» sostiene il primo e il secondo concorda a gran voce ricordando come si sia passati dall'uso smodato del primo anno a quello ridotto del terzo. Forse perché segnalano - è operazione gradita ai boss di Uefa e Fifa (Ceferin e Infantino) oltre che ai rispettivi designatori, entrambi italiani, Rosetti e Collina. Il dossier spinoso è da qualche giorno sul tavolo del neo-presidente dell'Aia Alfredo Trentalange il quale ha evitato un intervento diretto sulla materia per distinguersi subito dal predecessore Nicchi che di fatto oscurava Rizzoli, il designatore, parlando di questioni tecniche. Sarà tema di giudizi e nuove linee guida al termine della stagione, questo è garantito. Così come è garantito che la sua prima iniziativa -mandare Orsato in tv a parlare e spiegare evento citato da l'Equipè con elogio per il modello italiano- ha destato polemiche di segno opposto così da richiedere una riflessione per iniziative future dello stesso segno.

Sempre a proposito di Orsato è garantito che il provvedimento della passata gestione di tenerlo lontano dall'Inter per due anni e passa (conseguenze del famoso Inter-Juve con mancata espulsione di Pjanic) sarà presto cancellato perché considerato superato e dannoso, da anni sessanta insomma quando andava di moda, da parte dei club, ricusare un fischietto giudicato poco amico.

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