Il verbo di Mandzukic: "Preferisco agire"

Nessun proclama del croato, ma una garanzia: "Posso giocare altri 4 anni"

Mario Mandzukic è calciatore d'altri tempi, uomo del fare si direbbe oggi più che dell'apparire come tanti, troppi suoi colleghi. Perciò asseconda il gioco di squadra e si lascia precedere dalla notizia del giorno per casa Milan: Rebic e Krunic sono diventati negativi e possono tornare in gruppo, Theo Hernandez è stato scoperto falso positivo e restituito agli allenamenti. Non è il primo caso: era successo già a Donnarumma e Hauge.

È il miglior benvenuto per il croato che si presenta via zoom scortato da Maldini e Massara, parla e risponde nel suo inglese scolastico. «Scudetto o Champions?» gli chiedono e lui replica con un filo di voce: «Non amo parlarne, preferisco agire». Ecco un altro esponente della generazione Ibrahimovic, di quelli che non inseguono fatui traguardi ma rispondono a orgogliosi propositi coltivati nei mesi del malinconico isolamento a Zagabria. «Sono molto ambizioso e so anche che da qui ai prossimi 4 mesi ci sarà molto da battagliare. Ha detto bene Zlatan: serve anche incutere soggezione. E io sono pronto» la garanzia ripetuta più volte forse perché Mario sa benissimo che i mesi d'assenza possono spiegare lo scetticismo che lo accompagna.

Sul tema, Mario è didascalico. «Sto bene, posso giocare altri quattro anni, poi non ho mai avuto gravi infortuni anche se tocco ferro adesso. Non fossi stato pronto sarei rimasto sul divano, davanti alla tv» manda a dire dopo aver chiacchierato a lungo con Pioli e «averne condiviso le idee» per l'utilizzo in più ruoli e mansioni, al fianco di Ibra o alternativa di Ibra, magari anche dietro Ibra, aspettando il ritorno di Calhanoglu. Di sicuro quello che racconta Mandzukic del Milan è la stessa fotografia scattata da molti osservatori. «Si vedeva anche dalla tv, durante le partite, l'entusiasmo della squadra che ho ritrovato durante i primi allenamenti» è la recensione di Mario che alla sua età, e con i suoi trascorsi, non può certo temere le macumbe del numero. «Ho giocato sia col 17 che col 9. Non mi preoccupo di quel che ho alle spalle, ma di quel che ho davanti» la sua filosofia di vita calcistica si abbina perfettamente con il no comment su Sarri e l'affetto intatto con i tifosi della Juve. «Con loro ho un rapporto perfetto, saremo amici prima ma rivali in campo» il suo distinguo è una garanzia definitiva.

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