Mazzarri, duro da Inter

Stakanovista sul lavoro: "Ecco perché lascio la famiglia in Toscana". Aziendalista ma ruvido con i presidenti. Lasciò la Samp per Cassano

Mazzarri, duro da Inter

La storia ha dimostrato che l'Inter si ricorda di essere famelica e vincente solo quando ha in panca un leader dai modi un po' dittatoriali. Se poi il tecnico comincia per "emme" come Mourinho, Mancini e Mazzarri, non c'è ostacolo che tenga. Guarda caso "emme" come Milly e Massimo Moratti: un segno del destino. Per molti versi un ritorno al passato con un allenatore-manager che vuole mettere bocca su tutto, che non lascia niente al caso, che appare perfino maniacale nella cura dei particolari. Ad Appiano Gentile lo vedranno da mattina a sera inoltrata. Un giorno il custode del centro di Soccavo, dove si allena il Napoli, gli disse: «Dottò, è quasi mezzanotte, lei non stacca mai?». Mai. Non a caso lascia la famiglia in Toscana («Così posso dare tutto me stesso al lavoro») e preferisce scegliere un appartamento defilato rispetto alla città.
Con lui non ci sono clan. E chi pensa di fare la voce grossa nello spogliatoio può cominciare a fare le valigie: riferimento per niente casuale agli argentini che all'Inter hanno messo casa. Perfino Zanetti dovrà adeguarsi al nuovo corso. Sarà dura anche per Cassano a meno che il barese non si trasferisca a Montecarlo con il viatico di Bozzo, agente di entrambi. A metà della seconda stagione nella Sampdoria, Mazzarri prese da parte l'ad Marotta e gli disse: «Un altro anno con lui, impossibile. Non posso dedicare metà delle mie energie per gestire un solo giocatore». Infatti se ne andò all'indomani della finale di Coppa Italia, persa ai rigori.

Una scelta forte. Perchè il tecnico di San Vincenzo, che il 1° ottobre compirà 52 anni, restò fermo fino a quando De Laurentiis lo portò a Napoli per sostituire Donadoni alla 7ª giornata. La squadra cominciò a volare come non accadeva dai tempi di Maradona. Da mesi aveva confessato ai suoi amici che non sarebbe rimasto a Napoli: «Ho fatto il massimo». Sì, il massimo, con tre campioni e un buon gruppo: particolare sfuggito ai tifosi più accaniti, ma non al suo presidente che ha fatto di tutto per trattenerlo: «Si può convincere una moglie a rimanere con i soldi, ma se vuole andare a letto con un altro, va a letto con un altro». L'addio annunciato di Cavani non ha aiutato l'operazione. Già Cavani. Se l'uruguagio non si fosse fermato per due mesi, il tecnico è convinto che avrebbe fatto paura alla Juventus fino all'ultimo respiro.

A un certo punto sembrava che andasse alla Roma dove avrebbe trovato, parole sue «un gruppo di grande talento». Ma la chiamata di Moratti ha sparigliato le carte. Convinto che con l'Inter potrà arrivare allo scudetto, un pallino, grazie anche alla collaborazione del suo staff: sicuri Frustalupi, Papale, Concina, Vigiani, Nitti e soprattutto Pondrelli, il mago della preparazione atletica e dei pochi infortuni. In arrivo anche il team-manager Santoro. Niente Roma per la seconda volta. Nella prima circostanza Rosella Sensi gli preferì Ranieri perchè romano di Testaccio.
E' un duro, ai presidenti dice quel che pensa e per questo è stato apprezzato da De Laurentiis, non tradisce mai la polis aziendale, ma tiene alle relazioni. Il giorno dopo aver perso malamente con la Samp a Firenze e aver urlato al rientro negli spogliatoi, fece di tutto per incontrare Andrea Della Valle e scusarsi di quello sfogo: «Non volevo passare per un maleducato».

A chi gli ricordava che un Napoli così grande non si vedeva dai tempi di Maradona (ancora una "emme"), rispose: «Ho fatto il mio come ad Acireale (campionato incredibile), Livorno (in A dopo 50 anni) e Reggio Calabria (salvezza ottenuta nonostante 11 punti di penalizzazione)». All'Inter vuole fare bingo. Ulivieri, che per primo gli offrì un contratto, da preparatore dei portieri, pensate un po', ci scommette. Moratti pure. Ne va del suo legame con l'Inter.

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