C'è tanta Italy nel Giro che parla solo british

Vince Battaglin nella corsa pensata per gli inglesi. E Wiggins prende 17 secondi

C'è tanta Italy nel Giro che parla solo british

Serra San Bruno - Hello italians, c'è tanto tricolore nel Giro british. Qui ormai tutti pensano e parlano in english, disegnando percorsi su misura per Wiggins e raccontando la gara pensando d'essere a Trafalgar Square. Persino la Rai, che come uomini e idee resta di un casereccio imbarazzante, cerca maldestramente di adeguarsi con le diciture che stanno facendo imbufalire i telespettatori, “Front of the race”, “Avg race speed”, “San Paolo stadium” (?), “Angitola lake” (??).
Pare che il Giro voglia adeguarsi agli standard internazionali, per vendersi meglio sui mercati mondiali. Fight for pink, wow! Ma c'è un modo, c'è una misura. Qui c'è un clima generale da manicomio spinto. La gente neppure si parla: si seguono su Twitter e si cercano su Facebook. Come si dice delirio in inglese? Frenzy, si dice frenzy. Ecco, ci troviamo in pieno frenzy. Ma meno male che ogni tanto ricompare il tricolore, più fiero di qualunque moda e di qualunque provincialismo. Direbbero loro: young Italy and old Italy, yeaaahhh. C'è la giovane Italia di Battaglin, che vince sotto il diluvio di Serra San Bruno, esprimendo finalmente il talento che tutti quanti stanno aspettando (Felline secondo: altra botta di gioventù). E c'è pure l'Italia antica, vagamente archeologica, dei Paolini e dei Di Luca, il primo bravo a difendere la maglia rosa, il secondo bravo a tentare l'attacco furibondo fino a pochi metri dal traguardo.
Proud to be italians, direbbero loro. Orgogliosi dell'Italia che va, direbbe il popolo dei tifosi veraci, increduli di fronte a questa improvvisa riscossa, nel pieno di una congiuntura ciclistica da lamette ai polsi (vedi il recente disastro nelle corse di primavera).
Quale la ragione? Il Giro scatena gli istinti migliori, questa la verità. I nostri atleti si ritrovano al centro di interi borghi festanti, tra scolaresche e maestrine, sindaci e assessori, prevosti e sfaccendati, pensionati e cassintegrati, tutti fermi per qualche ora, lontani dai crucci e dai problemi, per applaudire gli idoli della fatica. Per un italian rider - corridore italiano - questo è il mese della massima visibilità e del massimo orgoglio. Della massima ambizione. E non c'è nessuno che non avverta il richiamo della foresta, suadente e irresistibile, capace da solo di mettere la tigre nel motore.
Naturalmente, adesso che alziamo la cresta e montiamo un po' di sana boria rischiamo seriamente di attirarci nuovamente addosso la mestizia degli ultimi, perché non c'è come credersi qualcuno per riscoprirsi subito nessuno. Ma non importa. Don't worry, italians: questo splendido inizio di Giro, intanto, non ce lo porta via più nessuno. Quello che accadrà poi, lo vedremo strada risalendo. Parafrasando un vecchio detto montanaro, per pagare e per perdere c'è sempre tempo. Godiamocela, holy sky (santo cielo). Al momento, lo stellone brilla anche per Nibali, che salendo verso Serra San Bruno fora e resta a piedi, ma prontamente riesce a rientrare grazie alla bici passata dallo scudiero Agnoli (italian solidarity). L'unico a lasciarci la zampa è Wiggins (dicitura Rai: oh, my God!), che perde 17'' nel finale, pagando la furibonda battaglia per gli abbuoni. Come si dice legge del menga in inglese?

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