Il virus porta via anche il Signor Dakar

Addio a Auriol, vinse in moto, in auto e fu direttore della gara per 9 anni

«Sono passati 42 anni, ma di quella prima folle avventura ricordo ogni secondo, ogni chilometro». Lo scorso anno Hubert Auriol era sul bivacco della Dakar per un simbolico passaggio del testimone a David Castera, il neo direttore della corsa che lui stesso aveva diretto dal 1995 al 2003 dopo la tragica scomparsa di Thierry Sabine, il carismatico ideatore di questa folle corsa che da 43 anni continua ad incantare gli avventurieri di tutto il mondo. Tra i primi ad accettare la sfida lanciata da Sabine, Auriol allora 25enne, si presentò all'appuntamento al Trocadero il giorno dopo il Natale del 1978. Quella corsa divenne la sua vita con i successi in moto (1981 e 1983), in auto (1992), la direzione della corsa per 9 anni ed infine in qualità di testimone Motul a fianco dei piloti malle moto, senza assistenza. A fine novembre era giunta la brutta notizia che il re della Dakar era stato ricoverato in rianimazione per il Covid. Ieri la notizia della scomparsa dell'erede di Thierry Sabine, 68 anni, per una complicazione cardio-vascolare, ha scosso la carovana della Dakar, dai piloti a David Castera, il direttore del rally. «Ho appreso la notizia mentre sorvolavo la corsa in elicottero», racconta il francese. «Hubert non stava bene, ma la notizia mi ha colpito profondamente. Lo conosco da quando avevo dieci anni perché mio padre era il suo meccanico. Io non ho fatto grandi studi per arrivare fino a qui, ho imparato sul campo anche grazie a Hubert. Ho iniziato con lui e adesso mi ritrovo alla testa di questa corsa ruvida».

Gli occhi arrossati dal vento e dalla polvere si fanno morbidi mentre ripercorrono gli ultimi quarant'anni di storia della Dakar. «Lo scorso anno abbiamo passato insieme una giornata intera in elicottero sorvolando la gara. È stato una sorta di passaggio di testimone. Lo raccolgo con il profondo senso di responsabilità che questa corsa ostile significa». Ieri infatti il primo incidente grave quest'anno di questa folle corsa. Il francese Pierre Cherpin, motociclista, è stato elitrasportato in coma all'ospedale di Sakaka.

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