Vuelta 19° tappa: presentazione percorso e altimetria

Si avvicina il gran finale della Vuelta, e la tappa di oggi fa un po' da antipasto. Due Gpm - inseriti in un percorso per il resto completamente pianeggiante - il secondo dei quali, a 20 km dall'arrivo, taglierà fuori i velocisti. Frazione buona per fuggitivi e finisseur

Penultima tappa alla Vuelta, ma la corsa dovrebbe decidersi nelle ultime 2 giornate

La partenza da Salvaterra do Miño sfiora il confine con il Portogallo e per circa 70 chilometri la corsa avanzerà seguendo il profilo del fiume Miño. L'altimetria, se si esclude un insignificante dentello, è piatta come un biliardo sino ai piedi della prima salita. Lo sprint intermedio è quasi alla fine del lungo tratto pianeggiante, all'altezza di La Guarda (km 59). La prima ascesa che i corridori incontreranno è l'Alto do Monte da Groba, di 2° categoria, lungo una dozzina di chilometri. La prima metà è davvero impegnativa, poi spiana e diventa una sorta di falsopiano sino alla vetta. Identica la discesa: morbida all'inizio, più ripida in basso con gli ultimi 4 chilometri davvero difficili. Occhi da tenere ben aperti, insomma.

Al termine della discesa, a Baiona, è posta la zona del rifornimento. La strada ritorna ad essere completamente piatta sul livello del mare, seppur insidiosa visto che costeggia il litorale e ciò comporta una certa irregolarità, fatta di curve e contro-curve. A Vigo, km 125, ecco il secondo sprint intermedio. Da tenere in seria considerazione anche il pericolo vento, che può soffiare forte dall'oceano e qualche squadra potrebbe servirsene per innescare i famigerati ventagli. Il profilo altimetrico rimane immutato fino al secondo Gpm, in programma a 20 chilometri dal traguardo. Pure l'Alto Monte Faro è di 2° categoria, e come il precedente inizia con pendenze dure, salvo poi spianare nel tratto centrale. La differenza sta nella cima: gli ultimi due chilometri, infatti, salgono costantemente sopra il 10%, toccando punte del 13%.

È un trampolino perfetto per chi avrà la forza e il coraggio di tentare un attacco, visto che da lì mancano solo 15 chilometri, così suddivisi: 8 in discesa e 7 in pianura. Non sono pochi, è vero, ma le squadre dovranno essere abili a riorganizzarsi per lanciare l'inseguimento, dovendo pure fare i conti con le poche energie rimaste a due giorni appena dalla fine della corsa. È facile immaginare che gli uomini di classifica preferiranno stare coperti, e risparmiare energie per le ultime due tappe, quelle che decideranno la corsa: l'arrivo in salita al Puerto de Ancares e la crono conclusiva. Spazio quindi a coloro che vorranno provarci, sia da lontano sia con un'azione ravvicinata al termine dei 180 chilometri di tappa.

Gli 8 km di discesa non sono semplicissimi e in diversi punti ci vuole precisione e abilità nel disegnare le linee; i 7 chilometri finali verso Cangas do Morrazo si affacciano di nuovo sulla costa, ma non sono particolarmente insidiosi. Potrebbe andare in porto la fuga da lontano, se gli attaccanti dovessero arrivare nel finale con sufficiente margine. Allo stesso modo potrebbero spuntarla uno o più coraggiosi all'attacco nei chilometri conclusivi, ma dovranno possedere spiccate doti da discesisti e una cilindrata sufficiente per poter resistere ad un possibile ritorno del gruppo. Terza ipotesi: gruppo decimato ma compatto e sprint ristretto fra i più veloci rimasti.

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