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VUVUZELA

Mamma mia che polverone. «Il consiglio federale ha ridotto gli extracomunitari, quelli di nuovo ingaggio, da due a uno, nonostante il voto contrario della Lega di A»: ha comunicato Leonardo Grosso, vice presidente dell’Associazioni Calciatori, alla conclusione della prima riunione svoltasi in via Allegri dopo la disfatta mondiale. E la Lega di A, in totale disaccordo, s’è ribellata di brutto, dicendosi pronta a ricorrere alle vie legali e a scendere in piazza. Vale a dire porre il problema a quel mondo politico che si attendeva una mossa in chiave azzurra indirizzata a difendere i vivai e i giocatori italiani in genere. Il diaframma è minimo fra vincitori e vinti.
Durissimo il commento di Maurizio Beretta, nella sua veste di presidente dei presidenti: «A cosa serve questa decisione che riguarda quasi esclusivamente il nostro mondo e appare come il classico topolino partorito dalla montagna? Di sicuro non risolve i problemi del calcio italiano e non viene incontro alla Nazionale. È sbagliato l’approccio perché arriva a mercato abbondantemente aperto e causa problemi non indifferenti a quei club che hanno effettuato operazioni di questo tipo». Come il Parma, per intenderci. «In pratica – ha aggiunto l’ex direttore della Confindustria – la Federcalcio ha chiuso le frontiere a un massimo di 12 calciatori extracomunitari, non sarebbe stato possibile tesserarne di più. La riteniamo quindi una operazione sbagliata nei tempi e nella sostanza. Per queste ragioni la Lega di A aveva proposto di lasciare le cose com’erano e di varare un progetto organico a maggiore respiro». Per la cronaca le vecchie regole permettevano di tesserare due extracomunitari per squadra e di cambiarli solo cedendoli all’estero.
Il presidente del Palermo Zamparini ha parlato di «cavolata, chi l’ha voluta deve andare a casa», il ds della Sampdoria Gasparini di un «intervento inaccettabile anche se non ci riguarda da vicino». Più articolata l’opinione di Lotito, il numero uno della Lazio: «Avevo chiesto di posticipare la variazione al mercato di gennaio, non mi hanno ascoltato. Lasciamo da parte i processi. Ma cosa raccontiamo a quelle società che non si trovano più nella condizione di concludere le trattative già avviate e rischiano responsabilità contrattuali?». Un pasticcio.
Mai come in questo momento Lega e Figc sono distanti, barricate su trincee opposte. A breve scadenza Beretta vuole accendere la miccia innescata l’altro ieri da Galliani sui club della massima serie che producono la grande parte del fatturato, ma contano solo per il 12% in consiglio federale.

Nel frattempo il consiglio federale s’interroga sulle dimissioni, poi respinte, del vicepresidente vicario Tavecchio. Lui dice che non voleva indebolire Abete, ma mettersi a disposizione di un nuovo corso. Non è vero. La sfida è appena cominciata in via Allegri.

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