Wimbledon oro del tennis ma solo per pochi fortunati

Parte il torneo di rtennis più ricco e famoso, però uno studio racconta l'altra verità: chi è fuori dagli Slam non sbarca il lunario

Vedi Wimbledon e pensi ai tennisti, al montepremi, agli sponsor, al posto più bello del mondo dove scendere in campo e fare una vita da ricchi. Vedi oltre Wimbledon è scopri che il tennis non è poi così come pensa la gente, che non ci sono solo hotel a 5 stelle e gente pronta a fare tutto per te. Eppure sogni Wimbledon e sai che in tanti ci vogliono arrivare, in cambio della fatica che fa uno dei tanti protagonisti del circuito, fuori da quel giro che ti rende invincibile per sempre. È la storia del tennis moderno, nel quale l'erba non è sempre verde. Se non riesci a calpestarla.

Ivo Moroni per esempio è un papà che racconta una vita diversa, fatta di racchette e sacrificio, di speranze e illusioni. A seconda dei giorni. Ivo è papà di Filippo, uno della generazione di diciottenni d'assalto che fa sperare l'Italia. Filippo Moroni come Matteo Arnaldi, oppure Yannick Sinner. Giulio Zeppieri e Lorenzo Musetti, i primi under 18 al mondo. «E mi creda - racconta lui - ognuno di loro ha le capacità per fare il salto decisivo. Poi la vita e lo sport sono fatti anche di fortuna. Ma provarci è un dovere quando si ha passione». E provarci soprattutto ha un costo.

Nel torneo che comincia oggi - quello che avrà il tetto anche per il campo numero 1 - è in palio un montepremi complessivo di 44 milioni sterline. Al vincitore andranno 2,7 milioni, ai 64 che perderanno al primo turno l'equivalente di circa 52mila euro. Basta per dire che il tennis è uno sport che ti fa ricco? Tutt'altro. Una recente ricerca ha fatto i conti in tasca ai tennisti: nell'era Open, cominciata nel 1968, solo in 634 hanno guadagnato più di un milione di dollari in carriera. Per dire: ogni anno nel calcio professionistico superano questa cifra 939 calciatori. Eppoi: è stato stimato che per portare un ragazzo al professionismo dai 5 ai 18 anni servono circa 300mila euro. Senza avere la certezza di arrivare a un risultato.

Se poi ci si arriva il conto diventa più salato: per vivere di tennis si deve essere almeno nei primi 350 del mondo (stiamo parlando del ranking maschile, per le donne il discorso si fa più complicato), e solo i primi 200 sanno di poter guadagnare qualcosa. D'altronde un tennista spende tra viaggi, vitto e altro, circa 140mila euro l'anno, e in quel ranking se ne arriva guadagnare 200mila. Lordi.

Dunque: essere Djokovic, Federer o Nadal è quasi impossibile, essere nei Top 20 (dove è approdato ora Metteo Berrettini) un paradiso. Essere un Top 50 (ci è entrato Sonego dopo aver vinto sabato ad Antalya) un gran traguardo, un Top 100 una professione ben pagata. Entrare in uno Slam è la certezza assoluta, ma fuori dai cancelli di Wimbledon c'è una folla che preme. Racconta Ivo Moroni: «Mio figlio ha voluto me come allenatore, anche se io avrei preferito ne avesse uno vero. Non siamo una famiglia con mezzi illimitati, Filippo in più fa il liceo e fatico a trovare qualcuno con cui farlo allenare al suo livello. Spesso gli altri ragazzi sono liberi mentre lui è in aula e io al mattino lavoro. La federazione ci aiuta molto e ci dà molte wild card per i tornei: di questo possiamo solo ringraziare. E poi lui gioca in B a Casale, in cambio di ore per i campi. Ma soprattutto senza mia moglie, la vera manager di casa, non potremmo girare il mondo».

Il traguardo? La ricerca ha preso il caso di Benjamin Becker, tennista di buon livello che mise fine alle carriere di Moya e Agassi e che dopo 13 anni da pro (e un solo torneo vinto) si è ritirato nel 2017 con un bottino di 4,4 milioni premi. «Ecco - ha detto -: non bastano per un futuro sereno». Così a Filippo, come al resto dei giocatori che sogna un posto nell'Eden del tennis, non resta che guardare Wimbledon e sognare di arrivarci. «Di sicuro però - chiude Ivo - di mio figlio posso solo essere orgoglioso». E questo, in ogni caso, vale come una vittoria.