la stanza di Mario CerviLa decisione di Ratzinger è un gesto di grande umanità

La miriade di supposti intellettualoidi tace. Non uno che abbia osato scrivere un rigo di condanna del gesto del Papa, nessuno che abbia avuto il coraggio mostrato da Dante quando condannò Celestino V. Tutti a salameleccare il gesto del pontefice, a sottolineare quanto questo sia stato eroico e saggio. Ora che non è più il successore di Pietro in terra, non riconosco più la sua infallibilità ex-cathedra, se è solo per questo non ne ero pienamente convinto neanche prima. Torna uomo, perde lo status di santità e diventa criticabile dal punto di vista della morale cattolica. Il signor Ratzinger ha dimostrato di essere un uomo senza palle, da profondo studioso di questioni teologiche qual è non può non sapere che l'incarico che ha accettato deve essere portato fino alla fine dei suoi giorni. Tutte le coppie sposate hanno quindi ancora il diritto di chiedersi se valga ancora il detto «finché morte non vi separi». Non bolli come peccatore chi si sta suicidando per la crisi. Si tratta di personaggi che hanno gettato la spugna, proprio come ha fatto lui. Chi è senza peccato... disse chi arrivò fino in fondo.
Düsseldorf

Mi aggiungo alla «miriade di supposti intellettualoidi» che hanno taciuto i risvolti disonorevoli delle dimissioni di Benedetto XVI. Diversamente dal Friedrich Zutaten ammiro il coraggio con cui il Papa ha annunciato il proposito di rinunciare al proprio magistero, e le ragioni che alla rinuncia l'hanno indotto. Benché sia inconsueta ed estranea alla storia della Chiesa negli ultimi secoli - o proprio perché lo è - l'abdicazione di Benedetto XVI mi è parsa saggia e giusta. Avevo provato molta pena per lo spettacolo di decadenza fisica che Giovanni Paolo II aveva offerto al mondo negli ultimissimi tempi del suo memorabile pontificato. Quella via crucis aveva la tragicità e l'abnegazione del martirio. L'abbandono di Ratzinger è un atto di umiltà, il riconoscimento dell'umana inadeguatezza e dell'umana miseria, in determinate circostanze. Inadeguatezza e miseria che non risparmiano il pastore del gregge cattolico. A mio avviso Ratzinger ha le palle. A un potere esercitato con mano malferma ha preferito il ritiro. Non sono un baciapile, anzi. Ma se, superata la scadenza del 28 febbraio, mi capitasse di trovarmi di fronte a Ratzinger non più papa, proverei profonda emozione e profonda gratitudine. Per ciò che è stato e che ha rappresentato, per ciò che sarà e rappresenterà finché rimarrà su questa terra. E anche dopo.

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