la stanza di Mario CerviL'euro non è debole ma forte (per fortuna e purtroppo)

Caro dottor Cervi, leggendo la sua risposta al signor Francot mi pare che di questa Europa lei sia non soddisfatto, almeno abbastanza speranzoso per il futuro. Al contrario di lei, ritengo che la costruzione di questo ibrido mostro sia stata un fallimento totale che non rassomiglia per nulla ai sogni che tanti nostri Padri avevano fatto nei tempi passati. Cominciando da una moneta lanciata sul mercato senza alcuna protezione e da una struttura burocratica elefantiaca, costosissima, inefficiente; senza una politica estera (la baronessa inglese che dovrebbe ricoprire il ruolo di ministro di questo dicastero è un fantasma ignoto ai più); senza una Banca centrale che possa manovrare la moneta secondo i bisogni. Mi pare ce ne sia abbastanza per un pollice verso. Non parliamo poi dei rapporti fra i vari Paesi. Le sembra giusto che i diktat tedeschi debbano essere accettati senza discutere da tutti? È per la legge del più forte che ci siamo dati tanto da fare?
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Caro Liotta, la sua requisitoria contro l'Unione Europea è ben motivata. Non voglio e non posso confutarla in toto: anzi molte sue critiche mi trovano completamente d'accordo. Mi limito a qualche osservazione. I difetti che lei addebita alla costruzione europea sono evidenti. Ma proprio non c'è nessun pregio? L'inflazione, piaga che ha afflitto molti Paesi con conseguenze anche catastrofiche, è stata domata. L'apparato burocratico di Bruxelles e Strasburgo è scandaloso e costosissimo, ma la presenza dei freni europei ha evitato ed evita sprechi immani che le dirigenze politiche nazionali assiduamente architettavano in loro favore. Dissento dalla definizione sprezzante d'una moneta, l'euro, «lanciata sul mercato senza alcuna protezione». Questa moneta indifesa, che alla nascita valeva quanto un dollaro, anzi un poco meno, oggi vale oltre un dollaro e trenta centesimi. È accettata e apprezzata dovunque. Le viene mossa l'accusa non d'essere troppo debole, ma d'essere troppo forte, penalizzando così le esportazioni. L'accusa è giusta, ma non ha nulla a che fare con l'idea di chi considera l'euro carta straccia.

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