Stasera A Venezia si decide il vincitore tra i 5 finalisti Favorita la Mazzantini, ma rimane l’incognita Vighy

Più che il premio ci preoccupa il dopo-cerimonia. Scottati dalle performance estive post-attribuzione dello Strega di Antonio Scurati perdente e Tiziano Scarpa vincitore, tremiamo al pensiero che si formi una coppia analoga nel dopo Campiello. «La ribalta fa venire il raffreddore. L’unica che non ho visto andar via di testa è stata la Cibrario, che ha vinto l’anno scorso. Sarà perché con quattro figli è ben piantata per terra» commenta il critico d’arte Philippe Daverio, che da cinque anni fa parte della Giuria dei Letterati che sceglie la cinquina del premio di Confindustria Veneto, giunto alla sua 47ª edizione, da sottoporre alla giuria popolare dei 300 anonimi «lettori». «Questo premio - continua Daverio - è l’unico in Italia totalmente trasparente. Siamo una giuria mista, divisa tra letterati seri, come Mondo, Ramat, la Maraschio, e i “non tecnici”, non controllabili, goliardi e allegroni, come me o De Masi. Mentre il pubblico dei lettori fa da contrappeso pop. E infatti decide sempre il contrario di quel che vorremmo noi». Stasera si giocheranno la tradizionale finale al Teatro La Fenice di Venezia Elena Loewenthal con Conta le stelle, se puoi (Einaudi), Andrea Vitali con Almeno il cappello (Garzanti), Francesco Recami con Il superstizioso (Sellerio) di Francesco Recami, Pierluigi Panza e il suo La croce e la sfinge. Vita scellerata di Giovan Battista Piranesi (Bompiani) e Margaret Mazzantini con Venuto al mondo (Mondadori). Stando alle parole di Daverio dovrebbe vincere la Mazzantini, ma sarebbe la terza donna in tre anni: e per inserirla tra i cinque ci è voluto il voto del presidente, Mario Botta, che come Daverio è altrettanto certo dell’unicità del Campiello: «Non foss’altro che per il cambio di presidente ogni anno. Vede, se io ci fossi anche l’anno prossimo dovrei già tenere fede a una serie di “debiti” culturali maturati nel 2009: “L’anno scorso mi hai estromesso, allora stavolta devi votare per me”». Sarà per i “debiti” accumulati che non si sbilancia su nessun nome: «È una cinquina troppo eterogenea». Però vuole spendere una parola a favore di L'ultima estate di Cesarina Vighy (Fazi) cui la giuria ha assegnato il Campiello Opera Prima: «Talmente bello che abbiamo dovuto lasciar perdere i giovani candidati cui il premio è per sua natura destinato».