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Stefania, Ornella e le altre. Tutte le donne bellissime di un innamorato randagio

La sua vita fu segnata da amori di contrabbando. Che ha reso eterni mettendoli dentro i brani

Stefania, Ornella e le altre. Tutte le donne bellissime di un innamorato randagio
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Molti, gli amori di contrabbando. Quattro quelli che si è portato appresso, forse dopo l'ultimo tiro di sigaretta. La storia dei tre anelli al dito, segnale e memoria dei suoi veri legami di affetto, profuma di poesia e di romanzo come in fondo è stata l'esistenza di Gino Paoli. Randagio il suo viaggio tra baci rubati, mentre attorno ronzavano donne bellissime, acchiappate e affascinate da quell'uomo non certo efebico con quella atroce montatura di occhiali ma furbo seduttore sì, anche con il silenzio, con lo sguardo un po' così tra il piglianculo e il garbo signorile. Lungo sarebbe l'elenco di chi lo ha desiderato ma, come ebbe a dire la stessa Vanoni "non l'ho posseduto, non l'ho avuto", perché Gino ha saputo concedersi senza darsi, riservando il meglio per se stesso, per la propria grandiosa solitudine di narratore di parole e musica, mai di vero cantante. Questo lo ha reso miele per le api, regine e no, fa strano sapere, per chi non ne fosse a conoscenza, che da cinquant'anni c'è stata soprattutto e sopra tutte, Paola Penzo che ha deciso di amarlo come un controllore di volo, conoscendo tutto quello che accadeva nello spazio aereo e vitale di Gino. Silenziosa anche Paola, che dopo i primi incontri Gino pensava fosse addirittura muta tanto era discreta, mentre così non era certo il primo fuoco di adolescenza quando fu Anna Fabbri a cadere nell'incantesimo e portarlo a nozze nel '57, Gino aveva ventitre anni. Da lì a poco avrebbe inciso, per Ricordi, il suo primo brano, La tua mano, con altre tre tracce, Senza Parole, Non occupatemi il telefono e Dormi, accompagnato da un quartetto, i Cavalieri, formato da Tumelleri, Jannacci, de Luca e Reverberi. Anna aveva già capito come il marito fosse un bocconcino richiesto non soltanto dai discografici e, infatti, apparve improvvisa una quindicenne, Stefania Sandrelli, fiore di campo il cui profumo ubriacò Gino. Fu amore in contemporanea, incasinato come ogni rapporto multiplo, tipico di noi uomini farfalla. La Sandrelli, nonostante l'acerba età, aveva già mostrato la sua bellezza inquietante in un paio di film, Gioventù di Notte, il Federale ma al terzo, Divorzio all'Italiana, si era confermata come pericolosa trappola di qualunque uomo, la scena finale, sdraiata sulla barca mentre riceve il bacio di Ferdinando Fefé Cefalù, Marcello Mastroianni, la vede accarezzare con un piede quello del timoniere, nella vita era poi, per l'appunto, il timoniere Gino, dell'amore improvviso, tumultuoso, nacque Amanda, furono giorni e mesi durissimi, la passione tormentata portò Paoli a tentare il suicidio. Era il sapore di sale, quel gusto un po' amaro di cose perdute.

Il resto è cronaca e si fa letteratura. Perché la farfalla non si fermò certo, tornò a muovere le ali e si posò su Ornella Vanoni, destinata ad essere compagna di avventura, stesso anno di nascita, stesso mese, un giorno soltanto di differenza, trama scritta e riscritta più volte, amore forte, senza fine, dopo un primo approccio bizzarro, nessuno dei due era certo della sessualità altrui, un bacio profondo smentì ipotesi contrarie, poi, insieme al mattino, insieme di sera, insieme di notte, per poi viaggiare altrove, mentre Anna, la moglie, faceva il conto e anche l'Ornella aveva intuito che la farfalla s'era fatta gatto, si accucciava per le fusa e poi spariva in caccia. Così apparve Paola Penzo, la sola che decise di accettarlo nel senso di amarlo a prescindere, consapevole che con Gino si sarebbero regalati anche figli e sarebbero spuntati nipoti, così allestendo un presepe imprevisto per il ragazzo di Monfalcone venuto su tra i fumi di Pegli e una terra ligure niente affatto generosa con chi era meteco ma assai fertile con anime pensierose, Bindi, Tenco, De Andrè, uniti da una stessa solitudine viva. La vita è tutto quello che accade mentre ti stai occupando d'altro, ha scritto Oscar Wilde, così è stato per Gino Paoli che era marzo dell'anno scorso, quando incominciò a spegnere il sole, suo figlio Giovanni, di colpo per un infarto, lo lasciò solo in mezzo ad un vociare di donne e di memorie, ormai inutili.

Gino non ci ha lasciato una canzone ma mille momenti di sogno, tra i fuochi estivi sulla spiaggia, davanti a un juke box, nella voce inquietante di Ornella, nella provocazione erotica di Stefania, nella silenziosa pace di Paola, nel pensiero di Anna, porti sicuri, approdi della sua lunga, imprevedibile navigazione. Senza fine.

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