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Kampfschwimmer: l’ultima arma segreta di Himmler


Addestrati come gli Uomini Gamma e impiegati come i Commando inglesi, i sabotatori d’élite della Kriegsmarine tedesca entrano in azione per rallentare gli Alleati

Kampfschwimmer: l’ultima arma segreta di Himmler

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"I ponti devono essere distrutti”. Era questo l’ordine categorico ricevuto da Heinrich Himmler in persona. Il Reichsführer delle SS assegnò un compito estremamente delicato ai Kampfschwimmer, i nuotatori da combattimento addestrati come gli incursori della Decima, nelle ultime battute dell’operazione Market Garden, il fallito tentativo degli Alleati di stabilire una testa di ponte in Olanda.

Formati solo nell’ultimo anno della guerra, facendo tesoro delle informazioni sottratte al nemico, come quelle riguardanti i commando e i sommergibili tascabili della Royal Navy, ma soprattutto delle lezioni impartite dal principe Junio Valerio Borghese, comandante della Xª Flottiglia MAS, i Kampfschwimmer, letteralmente "nuotatori da combattimento”, rispondevano agli ordini del comando per le operazioni speciali della Kriegsmarine. Nonostante l’insistenza di Skorzeny, che voleva prenderne il controllo come alto ufficiale dell’SD, il servizio d’intelligence delle SS, iniziarono a condurre delicate operazioni di sabotaggio, a terra e sott’acqua, dietro le linee nemiche.

Inquadrati come gli altri commando Brandeburghesi, i nuotatori da combattimento del Lehrkommando 700 vennero addestrati a Valdagno e sull’isola di Alga, nella laguna di Venezia. Queste unità, che si ispiravano agli Uomini Gamma italiani, utilizzavano attrezzature sviluppate in Italia, come respiratori ARO, rebreather Pirelli, mute e orologi Officine Panerai — con casse impermeabili Rolex — per nuotare fino ai loro obiettivi e piazzare cariche esplosive e mine patella, sotto lo stemma della Pristidae, il “pesce sega” che già compariva sulle insegne delle forze speciali della Kriegsmarine.

Durante la ritirata di ciò che rimaneva della 1ª Divisione aviotrasportata britannica, i Red Devils attestati a Oosterbeek, un pugno di nuotatori da combattimento tedeschi ricevette l’ordine di raggiungere e minare i ponti sul Waal, nel settore di Nimega, per impedire l'avanzata agli Alleati, che li avevano conquistati appena una settimana prima.

La notte tra il 28 e il 29 settembre 1944, dopo l’insuccesso dei raid aerei lanciati dalla Luftwaffe, i dodici Kampfschwimmer arrivati da Venezia entrarono in azione come “asso nella manica” dei tedeschi. Uomini scelti dell'Einsatzkommando Mek 65, questo il nome ufficiale dell'unità, erano riusciti a distruggere diversi ponti su fiumi e canali in Normandia dopo il D-Day; per questo erano gli uomini “giusti” per portare a termine un’altra ’audace missione.

Ai nuotatori da combattimento fu ordinato di posizionare mine subacquee con innesco a tempo sui piloni dei ponti, convinti che la forza dell'esplosione sarebbe stata sufficiente a farli saltare entrambi. Una volta collocate le mine, avrebbero potuto spostarsi più a ovest grazie alla corrente, sbarcando in un'area occupata dai tedeschi e sfuggendo agli Alleati, che mantenevano solo una stretta testa di ponte intorno a Nimega, nell’area a est.

Alle 20:00 del 28 settembre, tre gruppi composti da quattro Kampfschwimmer ciascuno entrarono in acqua, a 10 km a monte dei ponti. Con i volti tinti di nero e reti mimetiche per camuffarsi, nuotarono secondo la tecnica appresa dagli incursori della Decima, dirigendosi verso l’obiettivo con il favore dell’oscurità. Scoperti dagli Alleati, riuscirono a posare parte delle mine e a sfuggire alle raffiche sparate in acqua. Costretti dalla mancanza di ossigeno, si lasciarono trasportare verso ovest dalla corrente del fiume, mentre le mine a tempo esplodevano all'ora concordata. Il ponte ferroviario di Moerdijk collassò, sprofondando nelle acque del Waal come previsto, mentre il secondo ponte rimase in piedi, ma con una voragine di trenta metri nel manto stradale che lo rese inutilizzabile per 48 ore.

La maggior parte dei sommozzatori che effettuarono l'attacco fu catturata dopo aver raggiunto la riva. Convinti di trovarsi in territorio tedesco, si imbatterono in una pattuglia alleata che intimò l’alt. Tre di loro furono uccisi mentre cercavano di fuggire e solo due riuscirono a salvarsi: Heinz Brettschneider e Walter Jäger, che furono insigniti della Croce d'oro tedesca.

L’attacco condotto dai Kampfschwimmer, che avevano già colpito sul fiume Orne e che avrebbero continuato a farlo per tutto il 1945 — sull’Oder e sulla Vistola, a Wollin e in Pomerania — mise in guardia i pianificatori del Comando

supremo alleato delle forze combinate che avevano aperto il fronte in Europa nord-occidentale riguardo all’importanza di trovare ponti intatti lungo la loro avanzata, se volevano entrare nel Reich e raggiungere Berlino nei tempi previsti.

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