Su internet scopre volto di suo padre morto prigioniero in guerra nel 1944 

Giorgio Piantoni, 64 anni, perse il padre quando aveva solo sei mesi, nel 1944. Era un soldato e morì in un campo di concentramento in Germania, ad Heidkaten

Su internet scopre volto di suo padre  
morto prigioniero in guerra nel 1944 

Milano - Anche dopo tre generazioni l'amore per un genitore perso in guerra non viene meno. E' un sentimento che ti resta forte, dentro, anche se sono passati più di sessant'anni. Nella storia che vi raccontiamo, però, oltre all'amore c'è qualcosa di più: l'emozione per aver scoperto, per la prima volta, il volto del proprio padre. Una scoperta bellissima resa possibile grazie all'instancabile ricerca fatta da un uomo per scoprire le sorti del proprio genitore, tristemente scomparso durante il secondo conflitto mondiale. Una scoperta resa possibile grazie anche agli studi approfonditi di uno storico e a internet. 

Morì in un campo di prigionia Nel 1944 Giorgio Piantoni era soltanto un bambino di sei mesi. A distanza di 65 anni grazie a internet ha ritrovato la foto del proprio genitore, Umberto Piantoni, un soldato italiano umbro morto il 9 marzo 1944 in un campo di prigionia tedesco, quello di Heidkaten. Questa storia emozionante è raccontata dal "Corriere d’Italia", il quotidiano degli italiani in Germania.

Ha visto suo padre per la prima volta Giorgio Piantoni ha trovato su internet i risultati delle ricerche condotte dallo storico di Alveslohe Gerhard Hoch. Sul computer ha visto per la prima volta una foto di suo padre. Piantoni perse la vita nel lager di Heidkaten, un campo per internati militari italiani (Imi) che furono passati per le armi dai soldati della Wehrmacht o morirono di stenti dal novembre 1943 fino al maggio 1944. In tutto morirono a Heidkaten 37 internati italiani.

Il pianto nel luogo della morte "Una volta arrivato al campo per internati di Heidkaten - racconta il Corriere d’Italia - Giorgio Piantoni ha voluto rimanere solo. Si è diretto con passi incerti verso il giardino del quartiere, nella città di Kaltenkirchen, e ha iniziato a piangere. Nella Bundesstrasse 4, dove oggi crescono le erbacce, fino al 1945 si trovava un campo di concentramento destinato ai prigionieri di guerra italiani. Giorgio Piantoni ha scoperto da poco che suo padre Umberto è morto qui, il 9 marzo 1944, all’età di 27 anni. A 64 anni è stato colto da una forte emozione quando ha visto il luogo dove è avvenuto il dramma. Dopo 63 anni, la famiglia è riuscita finalmente a scoprire a quale destino è andato incontro Umberto.

L'abbraccio allo storico Senza dire una sola parola, e con le lacrime agli occhi Giorgio Piantoni ha abbracciato lo storico di Alveslohe, Gerhard Hoch, che lo aveva aspettato ai margini del giardino. Se lo studioso non avesse effettuato le sue ricerche - osserva Il Corriere d’Italia - Piantoni non avrebbe avuto modo di scoprire dove era morto suo padre".

Studi approfonditi Da decenni Hoch si occupa della storia del Nazionalsocialismo nel Land Holstein. Per queste ricerche,spiega il quotidiano degli italiani in Germania, ha conseguito il dottorato di ricerca ed ha raccolto le sue scoperte in numerosi libri. Giorgio Piantoni non sapeva che già all’inizio degli anni ’80 lo studioso aveva affrontato il tema della morte di suo padre nell’opera "Dodici anni riportati alla luce - Kaltenkirchen all’epoca del Nazionalsocialismo". Attraverso le sue ricerche storiche sugli effetti del nazismo in quella zona, Hoch è venuto a conoscenza del campo di prigionia di Heidkaten, che si trovava circa due chilometri a sud del comando del campo di concentramento che, all’epoca, era situato nel quartiere Springhirsch.

Trentasette italiani internati A Heidkaten i tedeschi avevano rinchiuso i militari italiani che finirono allo sbando dopo l’8 settembre.Tra quei 37 connazionali, anche Umberto Piantoni, arrestato e deportato dalla città jugoslava di Lubiana. Gerhard Hoch, nel suo libro, ha riportato tutte le testimonianze di Piantoni che è riuscito a ritrovare.

Le lettere alla famiglia Ha pubblicato anche le ultime lettere che il prigioniero italiano ha mandato a sua moglie, nelle quali Umberto scriveva: "Ho ricevuto le lettere, la mia vita è sempre la stessa. Tu come stai? Come sta nostro figlio? Cresce?...Un caro saluto, baci. Il tuo Umberto".

Aveva solo sei mesi quando morì suo padre Giorgio all’epoca aveva solo sei mesi. "Una volta diventato adulto - ha spiegato Il Corriere d’Italia - Giorgio ha iniziato a ricercare qualche testimonianza lasciata da suo padre. Non aveva mai visto una foto di suo padre prima di iniziare a fare ricerche in Internet. Una storica amica e collega di Hoch aveva inserito in rete il libro di lui. Sul monitor del computer Giorgio Piantoni ha così visto per la prima volta una foto di suo padre".

La morte e la sepoltura Già dall’agosto del 1945, spiega il giornale degli italiani in Germania, la famiglia Piantoni conosceva in quale modo era morto Umberto. "L’allora cappellano militare, don Terzoli, aveva comunicato loro la notizia della morte. Una piccola ferita alla gamba non era stata curata adeguatamente nel capo di prigionia e l’infezione si era poi propagata per tutto il corpo privo di forze dell’italiano, causandone la morte. Nemmeno un medico italiano, all’epoca imprigionato con gli altri soldati, era riuscito a salvare la vita del suo commilitone umbro. Piantoni - riporta Il Corriere d’Italia - venne sepolto, secondo quanto disse il cappellano Terzoli, nel cimitero comune del villaggio di Kaltenkirchen, secondo il rito cristiano e secondo la procedura militare.

Questa versione tuttavia viene messa fortemente in dubbio da Hoch, il quale sospetta piuttosto che il cappellano abbia cercato parole e atteggiamenti di consolazione per la famiglia e per i parenti. Il disprezzo dei tedeschi per gli italiani sarebbe stato - secondo Hoch - troppo grande per la sepoltura di un internato in un normale cimitero civile".

 

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