Su «m2o» solo musica per amanti del rumore

Come ogni emittente che fa dell’identità il suo punto forte, anche m2o, la radio del gruppo L’espresso - che trasmette quasi esclusivamente musica techno o, comunque, da discoteca - ha un suo perchè. E, soprattutto, ha un suo pubblico. Più di un milione di ascoltatori al giorno, dicevano i dati dell’Audiradio, almeno finchè esistevano i dati dell’Audiradio. Anzi, sono piuttosto patetici i tentativi di far passare altri tipi di programmazione, come quando m2o divenne il terminale radiofonico di Current, la tv di Al Gore, martirizzata in televisione da Michele Santoro ad Annozero. Tentativo che, però, non ha arricchito di valori un pubblico che - comunque - alla radio chiede fondamentalmente qualcosa che suoni come «unz unz unz». Altrettanto francamente, dico che - se fosse per me - m2o potrebbe chiudere domani. Perchè quella musica non mi piace, non fa proprio parte dei miei beni culturali, non la capisco e non capisco chi la ascolta. Anche se capisco quelli che si arrabbiano se, in queste notti d’estate, qualcuno gli accende la radio a palla sotto casa. E ancor più capisco quelli che si arrabbiano di più se la radio in questione è m2o e la musica è «unz unz unz». Però, un conto è parlare di gusti personali e un conto è parlare di una radio che, comunque, ha una sua mission (dicono quelli che parlano bene) editoriale ben precisa. Tanto da moltiplicare anche le compilation dei suoi brani, che sono arrivate a quota 27 e non accennano in alcun modo a fermarsi. Soprattutto, è da 27 volte che arrivano regolarmente al primo posto nella classifica dei dischi più venduti.
E per chi non apprezza? Restano solo due vie: o ascoltare i brani più orecchiabili, come quelli di Lady Gaga, Mr. Saxobeat di Alexandra Stan o, soprattutto, A far l’amore di Bob Sinclair e Raffaella Carrà, pensando di essere capitati alla Deejay parade di Albertino di un tempo. Oppure, cambiare frequenza, sperare di capitare su Radio Italia Solo Musica Italiana e scappare dal terribile «unz unz unz».

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