«Subiamo un’ingiustizia ma vinceremo»

RomaVincenzo Piso, deputato, considerato un fedelissimo del sindaco Alemanno, è il coordinatore regionale del Pdl.
Senza entrare nel merito delle responsabilità dei pasticciacci elettorali, lei rischia di essere additato come il capo locale di un partito che non c’è...
«Non scherziamo, per favore. Forse è la lista provinciale del Pdl che, per il momento, non c’è tra quelle ammesse alle prossime regionali. Ma la questione non finisce qui; sono certo che in un modo o nell’altro porremo rimedio a questa mancanza. Faremo ricorso al Tar».
Vuole dire che nel Pdl romano va tutto bene?
«Come responsabile regionale non voglio fare come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia. Però cominciamo col fare un’analisi oggettiva della situazione. Intanto, da quando il Pdl è nato ufficialmente, dall’unione di Forza Italia e An, abbiamo già affrontato tre prove elettorali: le europee, una tornata amministrativa (nel Lazio abbiamo votato per numerosi Comuni e per le Province di Frosinone e Latina) e ora le regionali».
E allora?
«Tutte queste mobilitazioni, a breve distanza l’una dall’altra, ci hanno finora impedito di concentrarci sulla costruzione del nuovo soggetto politico che richiede, comunque, un’ampia riflessione da parte di tutti».
Che fa, si aggrappa al politichese?
«No, no. Tutt’altro. Voglio spiegare che finora abbiamo solo pensato alle raccolte di firme, ai programmi elettorali, alle manifestazioni, all’organizzazione per coprire i seggi elettorali senza avere il tempo materiale per soffermarci a ragionare ed elaborare l’iniziativa politica alla luce delle motivazioni che ci hanno portato ad accogliere con entusiasmo il progetto di fusione».
Per la verità, più che di fusione, oggi si parla di scollamento.
«Invece io sono convinto che tra le poche cose positive scaturite dalla nascita del Pdl ci sia proprio l’amalgama tra le persone, che ci ha portato in tempi rapidi a superare ogni logica di appartenenza. Ovviamente parlo del Lazio e di Roma. Ma il nostro sforzo dev’essere proprio quello di insistere su questa strada, quella delle sinergie tra di noi. Le logiche di attribuzione di incarichi in base alla spartizione tra ex An ed ex Forza Italia non hanno ragione di esistere».
Se le cose positive sono poche, quali sono quelle negative?
«Più che di negatività, si può parlare di problemi ancora insoluti, di aspetti che devono trovare a breve una soluzione. A cominciare, per esempio, dalla logistica. Pensi solo che a Roma il Pdl raccoglie il 43 per cento dei consensi dei cittadini e, finora, abbiamo di fatto una sede unica, quella di via De Calboli, assolutamente inadeguata alle esigenze del partito».
E poi?
«Be’, sarebbe anche il caso di cominciare a ragionare sul ruolo dei coordinamenti provinciali. Per avere un Pdl in grado di rispondere alle dinamiche territoriali, ai mutamenti sociali e alle domande che arrivano dalle varie categorie bisognerebbe poter contare su una maggiore operatività dell’organizzazione periferica. Insomma, un partito più sciolto».
Respinto il primo ricorso, che farete?
«A parte il ricorso al Tar, non dobbiamo piangerci addosso. Dobbiamo reagire con orgoglio. Si può trovare una soluzione a tutto. Se riusciamo a far capire che abbiamo subíto una ignobile ingiustizia, possiamo superare anche il naturale disorientamento dei nostri elettori e vincere con la Polverini».

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