«Al Sud mai affermata la sovranità dello Stato»

Fabio Pammolli, ordinario di Economia presso l’università di Firenze e presidente del Cerm, centro di ricerche indipendente di carattere economico. Professore, i dati in questione la stupiscono?
«No, sono l’ennesima conferma di due evidenze note da tempo. Potremmo disquisire sull’accuratezza dei dati, ma il quadro delineato è plausibile».
Quale?
«Il peso esercitato in Italia dall’economia sommersa non è comparabile con nessun altro Paese sviluppato in Europa. Un peso che temo possa essersi accentuato nell’ultimo periodo».
A cosa si riferisce?
«Mi sono spesso domandato come la domanda interna dell’Italia, ovvero il livello generale dei consumi, abbia potuto diminuire così poco a fronte di una caduta verticale del Pil».
I dati riportati dal Sole 24 Ore fanno riferimento al 2007. Lei ritiene che la forbice tra quanto realmente percepito e quanto dichiarato si sia accentuata?
«È probabile. Soprattutto al Sud. La seconda evidenza riportata a galla da questa ricerca è la spaccatura tra il Nord e il Mezzogiorno».
In effetti i dati parlano di una popolazione calabra che spende quasi il 50% in più di quanto ufficialmente potrebbe permettersi.
«È il segno che la sovranità dello Stato nazionale non si è ancora concretizzata nel primo ambito dell’unità, che è quello della politica fiscale».
Non è esagerato parlare di sovranità nazionale mancata?
«No. In nessun altro Paese si ripropone una tale differenza economica di due aree a fronte di una sostanziale unità istituzionale, religiosa e linguistica».
In pratica siamo una nazione a ogni livello, ma se si parla di economia e fiscalità, Settentrione e Mezzogiorno sono quanto di più lontano possa esserci?
«Viviamo in puzzle, un unicum mondiale».
Questo lo scenario. Che fare?
«Non esiste una ricetta esterna. La soluzione deve essere studiata a partire dalla particolarità del caso Italia».
Dunque?
«Occorre approfittare dell’opportunità rappresentata oggi dal federalismo fiscale. Va preso atto del fallimento storico dell’unità nazionale attraverso lo stato centralizzato. Ora la distribuzione su base territoriale della responsabilità delle entrate può invertire questa tendenza. Approntando un sistema di controlli che sia più stringente».
Però mai come oggi si può dire che la lotta all’evasione fiscale sia un tema sentito, e che il lavoro della Guardia di finanza, grazie anche ai nuovi strumenti di cui oggi dispone (accesso alle banche dati territoriali) sta dando frutti.
«Ma se guardiamo alla programmazione dei futuri controlli delle Fiamme gialle vediamo che ben il 15% di tutti i controlli nazionali saranno effettuati in Lombardia, e solo il 3,5% in Calabria. A fronte dei dati di cui stiamo parlando, un palese controsenso. Proprio al Sud si dovrebbero aumentare i controlli».
Come se lo spiega?
«È il riproponimento di un accordo tacito e deleterio che ha accompagnato la storia dell’Italia negli ultimi trent’anni: basso controllo della fiscalità in cambio di una generale bassa presenza dello Stato».