Sulla fiducia è scontro Bossi: «Mai ventilata»

RomaÈ tangibile il rischio dell’espatrio delle notizie dall’Italia su giornali e tv straniere. Cosa accadrebbe se ciò che dovesse essere vietato al Corriere della Sera, a Repubblica o ai telegiornali Rai e Mediaset dovesse trovare ampia ospitalità su Le Monde, sul Times o sui grandi media internazionali a cominciare dal network di Murdoch? Che faremo dinanzi al fenomeno inedito dell’espatrio della notizia? Grideremo al complotto?». Lo ha scritto Carmelo Briguglio, vicepresidente dei deputati del Pdl, su GenerazioneItalia.it. «Secondo noi - si legge ancora - va evitato un altro grave errore politico che si chiama voto di fiducia. Lo diciamo con chiarezza e per tempo. Si conceda al Parlamento, all’opposizione ma anche alla maggioranza, tutto il tempo necessario per discutere e trovare mediazioni sul testo».
Ma che sul provvedimento il governo intenda davvero porre la fiducia il leader della Lega Umberto Bossi si dimostra dubbioso: «Non lo so, è una cosa di cui si parla in Consiglio dei ministri e fino adesso non è stata ventilata». «Mafia, ’ndrangheta e camorra hanno già lo champagne in fresco e sono pronte a brindare, il ddl sulle intercettazioni è il miglior regalo che il governo possa fargli» ha attaccato il presidente dell’Italia dei Valori al Senato Felice Belisario. «I vari Riina, Brusca e Provenzano - ha sottolineato - sono stati tutti catturati anche grazie al contributo determinante delle intercettazioni. La stretta che il governo vuole imporre a questo fondamentale strumento d’indagine tornerebbe ad assicurare impunità alla criminalità organizzata». «Non possiamo avallare la legge sulle intercettazioni che sia la risposta alle inchieste giudiziarie di questi giorni. Sarebbe una censura inammissibile», ha affermato invece Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc ha consigliato quindi alla maggioranza di fermarsi «perché altrimenti sarebbe un grande errore. Tutti ritengono che questa legge la facciate per tutelare il malaffare e non per tutelare la privacy». «La battaglia che faremo sulle intercettazioni sarà durissima», ha detto dal canto suo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, intervenendo ieri all’Assemblea nazionale del partito. «La tutela della privacy - ha aggiunto - è un’altra cosa rispetto a questa legge che crea allarme internazionale per la lotta al crimine». «La smentita e la successiva precisazione del sottosegretario di Stato Lenny Breuer confermano che non intendeva riferirsi ai nostri provvedimenti legislativi», ha dichiarato infine il presidente del Senato Renato Schifani. «Sin dalla sua prima stesura - ha aggiunto - il decreto sulle intercettazioni non contempla alcun intervento modificativo su reati di mafia o di terrorismo internazionale».

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