Una violenza a colpi di cemento. I cittadini del quartiere di via Cappuccini, nel cuore della Milano storica, da settimane assistono impotenti a uno sfregio che si sta consumando lentamente: quello di via Pietro Cossa, 1, allangolo con via Cappuccini. A pagarne le spese parte dello storico «parco dei Cappuccini» sui cui sorge il palazzo, costruito negli anni Cinquanta. Una zona verde sulla quale graverebbe, secondo la denuncia degli abitanti, un vincolo della Sovrintendenza dei Beni culturali e soprattutto limpegno giuridico legale, da parte di tutti i condomini del palazzo, di non modificare mai la destinazione duso dellarea adibita a giardino. E invece no.
Poco prima di Natale 2009, apparentemente senza alcuna ragione, sono stati abbattuti una dozzina di alberi di alto fusto, come si legge nella segnalazione recapitata al Comune di Milano - Sportello per ledilizia, a fine giugno. Labbattimento degli alberi è stato giustificato con una relazione che dichiarava una presunta malattia che ne avrebbe definitivamente compromesso la salute. «Li sostituiremo», fu la promessa. Ma al posto dei dodici alberi sono spuntate le betoniere, i sacchi di terra e in pochi giorni anziché alberi (come si vede nelle foto allegate alla segnalazione del Comune) è «cresciuta» unarea pavimentata che probabilmente renderà impossibile una nuova piantumazione. Limpressione degli inquilini di via Cossa 1 è che il proprietario dellarea sottoposta al vincolo della Sovrindentenza e alla destinazione duso del giardino, non sia dello stesso avviso. Tanto che la cinta muraria originale, anchessa tecnicamente meritevole di tutela, sia stata abbattuta assieme alla cancellata per far posto a un inedito cancello carrabile per consentire, in sostanza, lingresso delle autovetture nellormai ex giardino. Gli abitanti della zona hanno chiesto il sequestro dellintera area a fronte delle violazioni delle norme edilizie riscontrate.
Al di là della questione del vincolo paesaggistico, agli infuriati abitanti della zona non è neppure sfuggito che la Dia (Dichiarazione dinizio attività) presentata dai legittimi proprietari dellarea, prevedeva da un lato la sostituzione delle piante forse frettolosamente abbattute. Nella Dia si fa correttamente riferimento al fatto che larea sia «vincolata dai Beni ambientali» ma nellapposito campo manca il benestare che lo stesso ente avrebbe dovuto concedere per dare lok ai lavori. E inoltre nella Dia si ritiene che i lavori non siano «funzionali ad una variazione della destinazione duso» come invece sembrerebbe, viste le fotografie e labbattimento della storica cinta muraria.
felice.manti@ilgiornale.it