I «Take 6» sono ritornati al Blue Note. Il famoso sestetto vocale si può ascoltare questa sera nel locale jazzy di via Borsieri 37 in due set alle 21 e alle 23.30. Lattuale formazione è composta da Mark Kibble, Claude McKnight, Alvin Chea, David Thomas, Joey Kibble e Roger Ryan. Durante la loro attività ormai quasi trentennale hanno cambiato spesso lorganico, e tuttavia i primi quattro coristi coincidono oggi con il gruppo che si è dato ufficialmente il nome di Take 6 nel 1987, firmando nello stesso tempo un contratto discografico di ferro con la Warner-Reprise. Uguali sono rimaste le loro caratteristiche: coro a cappella, affiatamento straordinario, repertorio religioso ma anche profano. In Italia giunsero per la prima volta nel 1990 in Sicilia, in un festival estivo che si teneva ad Acireale, e suscitarono sorpresa ed entusiasmo eccezionali.
Come talvolta succede, la loro nascita e il rapido decollo sono avvenuti quasi per caso. Nel 1980 Claude McKnight aveva riunito un quartetto corale gospel a cappella allOakwood College di Huntsville, nellAlabama. Lì i quattro furono uditi da Mark Kibble, che aveva conosciuto Claude qualche tempo prima, mentre provavano in un bagno i brani che dovevano cantare quella sera in uno spettacolo, e volle unirsi a loro. Si fecero conoscere ed apprezzare in poco tempo per le loro doti di tecnica e di espressività, per il felice mixaggio stilistico di rhyhmnblues, gospel, jazz e popular music e per lintelligente cantabilità dei brani che rimane comunque lontana da tentazioni mercantili. «Il fatto è - dichiara Kibble - che noi vogliamo rendere comprensibile il nostro messaggio al maggior numero possibile di persone, senza però mai perdere di vista lo scopo che ci siamo prefissati: parlare del Dio che serviamo e portare un discorso positivo in un mondo di negatività».
Il loro primo cd, intitolato semplicemente Take 6, è del 1988. Ne seguono fino a oggi, ad intervalli regolari, unaltra dozzina.
«Take 6»: sul palco il sestetto che ha cambiato il gospel
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